19 giugno 2018 ore: 16:47
Immigrazione

Rom, "conoscenza e fiducia sono alla base dell'inclusione di bambini e famiglie"

Parla Maria Giovanna Granata, ex direttrice scolastica della scuola De Gasperi, vicina al campo Rom della favorita: “Il tema va affrontato senza lanciare accuse e anatemi”. E sulle famiglie rom: “Pur nelle grandi situazioni di povertà, sono riuscite sempre a portare i loro bambini in classe”. Certo, "se la società li esclude, sono poi loro stessi ad auto-escludersi”

PALERMO - L'inclusione piena dei bambini e delle famiglie Rom avviene costruendo rapporti di fiducia basati prima di tutto sulla conoscenza reciproca. A sottolinearlo è Maria Giovanna Granata, ex direttrice scolastica per 14 anni della scuola elementare De Gasperi, vicina al campo Rom della Favorita, attivista e grande battagliera per i diritti dei bambini e delle famiglie Rom.

I Rom di Palermo dentro il campo sono attualmente 150: per altri è avvenuta l'assegnazione di case dal comune. Sono tutti ex kosovari scappati dalla guerra. Alcuni nel tempo si sono regolarizzati mentre altri hanno perso i documenti e sono apolidi che non possono essere espulsi.
Con il progetto per l'inclusione dei Rom, Sinti e Camminanti del Ministero del Lavoro, dell'Istruzione e dell'istituto degli innocenti, in Sicilia, una buona risposta è stata data da Palermo e Catania dove sono nate delle reti interistituzionali di sostegno a vario livello della comunità Rom, aiutata nel percorso di inclusione. Oggi nel capoluogo siciliano sette ragazzi sono riusciti a frequentare le scuole superiori. Per l'occasione, è nato un gruppo di operatori ed insegnanti, voluto dall'ufficio scolastico regionale con lo scopo di supportare ed accompagnare negli studi tutti i giovani Rom di scuole medie e superiori. Inoltre si continueranno anche quest'anno ad assegnare le borse di studio Fatima Del Castillo con fondi di donatori privati.

"In questi anni con i bambini e le famiglie abbiamo fatto dei passi avanti molto significativi - sottolinea con forza Maria Giovanna Granata -. La prima cosa da cui partire oggi è senza dubbio il giusto approccio linguistico perché le parole hanno una importanza fondamentale; non dobbiamo parlare di integrazione ma di inclusione in una scuola che accoglie le persone che si mettono in relazione, si raccontano e si conoscono attraverso un percorso educativo che mira alla comprensione dell'altro, sfatando soprattutto pregiudizi e paure del diverso".

In tanti anni di impegno tutti i bambini del campo sono stati regolarmente iscritti a scuola. "Non è vero che non vengono iscritti a scuola - continua -. Nella mia lunga esperienza posso attestare il contrario. Pur nelle grandi situazioni di povertà sono riusciti sempre a portare i loro bambini in classe in maniera decorosa avendo un grande rispetto degli insegnanti. Più che di abbandono scolastico abbiamo avuto periodi brevi di interruzione dovuti al trasferimento in Francia nella loro speranza di avere una sistemazione di vita migliore".

La docente incalza ancora, ribadendo che si tratta spesso di famiglie che desiderano avere un lavoro dignitoso che purtroppo non riescono ad avere. "Sì tratta di persone che vorrebbero tanto lavorare ma essendo etichettate come Rom vengono fortemente emarginate da tutti. Alcuni pur di lavorare hanno dovuto purtroppo celare perfino la loro identità. A noi non è mai capitato che ci siano stati genitori che abbiamo fatto delinquere i loro figli. La loro vita certamente non è facile e i bambini si ammalano più degli altri a causa soprattutto delle condizioni insalubri del campo mentre le famiglie hanno difficoltà di accesso alle cure mediche che non sono gratuite. Come meccanismo di difesa, se la società li esclude, sono poi loro stessi ad auto-escludersi. Nessuno di loro dovrebbe più vivere nei campi ghetti che dovrebbero essere chiusi ma non certo con le 'ruspe' ma creando situazioni di vita diverse che partano dal riconoscimento dei diritti umani".

La scuola ha dimostrato di avere anche molte famiglie accoglienti, che hanno aperto la porta di casa propria ai bambini rom. "La conquista della fiducia avviene con l'accoglienza a piccoli passi. Queste persone vanno seguite in maniera ampia con un lavoro di rete capillare a più livelli. Certo se il ragazzo viene messo all'ultimo banco senza trovare le strade per inserirlo allora non va bene ma se, invece, si fa tesoro della sua diversità con un approccio interculturale allora si può parlare di scuola aperta ed accogliente. Nella scuola De Gasperi anche molte famiglie hanno dato prova di sensibilità nei confronti dei bambini Rom, compagni dei loro figli, invitandoli nelle loro case per le feste di compleanno. Abbiamo trovato palermitani davvero ammirevoli che non hanno mai posto barriere o fatto ostruzionismo di alcun tipo. Negli anni c'è stato un monitoraggio continuo del fenomeno e il ministro Salvini potrebbe avere già tutti i dati di tipo quantitativo e qualitativo  presenti in prefettura, questura e comune, raccogliendo anche tutte le esperienze positive".

"Il possibile censimento rinvia senz'altro ad un brutto e triste passato e non possiamo tornare indietro. Il tema va affrontato in maniera diversa senza lanciare accuse e anatemi - prosegue M. Giovanna Granata -. Mi auguro che si continui a costruire una sensibilità diversa alimentata da esempi concreti di apertura, sostegno e solidarietà nei confronti di chi è in uno stato di forte fragilità sociale. Dobbiamo trovare in questo momento storico anche gli strumenti democratici per alimentare azioni di contrasto ai messaggi di odio e razzismo per una cultura diversa che allontani le false narrazioni e quelle posizioni di chiusura, che in un paese europeo come l'Italia, non possono essere più ammesse". (set)

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