22 novembre 2018 ore: 12:22
Società

Toscana, aumentano le violenze sui bambini: nel 2017 quasi 3mila maltrattati

Rapporto sulla violenza di genere nella regione. Aumentano le giovani donne vittime di violenza. Aumentano anche le denunce. Nelle case rifugio 147 donne e 114 figli
Abusi su minori, bambino in penombra

FIRENZE - Dal 2006 al 2017 in Toscana le vittime di femminicidio sono state 108, di cui 7 nell'ultimo anno. A uccidere sono soprattutto partner ed ex partner.  Più della metà delle donne italiane uccise in Toscana dal 2006 al 2017 hanno oltre 59 anni. Le vittime straniere rappresentano più di un quarto delle vittime di femminicidio, sono uccise soprattutto dal partner, in numerosi casi italiano. Dal 1° luglio 2009 al 30 giugno 2018, si sono rivolte ai 24 Centri antiviolenza della Toscana 22.437 donne, 3.381 nell'ultimo anno della rilevazione: in media 6 al giorno. Si conferma dunque la tendenza all'aumento dei casi registrata nello scorso rapporto. Tra le donne che hanno chiesto aiuto ai Centri: il 71% sono italiane e il 29% straniere. Sono questi alcuni dei numeri contenuti nel rapporto sulla violenza di genere in Toscana, presentato oggi in Regione. 

Nell'ultimo anno si assiste a un aumento delle giovani tra i 18 e i 29 anni che si sono rivolte ai Centri antiviolenza. Aumento che potrebbe essere collegato ad una maggiore consapevolezza sia nei confronti delle dinamiche e manifestazioni della violenza di genere che dei propri diritti. La violenza psicologica si conferma la forma più diffusa, sia tra le italiane che tra le straniere, seguita da quella fisica. Aumentano anche le violenze attribuite ai parenti, soprattutto padri e figli. La rilevazione per il 2017/2018 ha permesso di raccogliere informazioni anche sulla violenza diretta ai danni dei/delle figli/e. Il padre risulta l'autore della violenza nell'83,5% dei casi rilevati e la forma più diffusa di violenza segnalata è quella psicologica.

Partner, con una diminuzione della categoria del coniuge, ed ex partner (in aumento questi ultimi) si confermano gli autori principali delle violenze. Si registra un importante incremento delle denunce, soprattutto tra le straniere. Tra le donne, italiane e straniere, che si sono rivolte ai Centri, ha sporto denuncia il 35,3% delle utenti i cui figli sono testimoni della violenza, e il 26,9% delle donne senza figli. Nelle 20 Case Rifugio presenti in Toscana nel 2017 sono state ospitate 147 donne e 114 figli/e. Aumentano anche i casi di violenza su bambini e adolescenti. Nel 2017 2.770 bambini/e e ragazzi/e sono stati/e vittime di maltrattamenti in famiglia (erano 1.478 nel 2015 e 1.921 nel 2016). Sempre nel 2017, 1.487 bambini e ragazzi sono stati interessati da situazioni di violenza assistita (1.143 nel 2015, 1.298 nel 2016). Dal 1° gennaio 2012 al 30 giugno 2018 sono stati registrati 18.699 accessi per Codice Rosa nei pronto soccorso della Toscana, di cui 16.059 adulti (nella stragrande maggioranza donne) e 2.640 minori. Nei Consultori, le prestazioni registrate per abuso e maltrattamento sono state 3.048.

In aumento anche i casi di sospetta violenza sessuale registrati dal Centro di riferimento di Careggi: dal 1° agosto 2017 al 31 luglio 2018 sono stati 54, erano stati 44 nell'anno precedente. Tra le adulte, le straniere rappresentano la maggioranza (34 su 43). Tra le minori si contano invece 10 italiane su un totale di 11 accessi. Nel 2018 sul territorio regionale sono aumentati anche i Centri per uomini autori di violenze: ai 4 già attivi a Firenze, Lucca, Pisa e Livorno, se ne sono aggiunti 2 a Carrara e Grosseto. Dal 1° luglio 2017 al 30 giugno 2018 i Centri attivi in Toscana hanno effettuato 79 prese in carico. Considerando i percorsi cominciati negli anni precedenti, nel periodo di riferimento i Centri hanno avuto in carico un totale di 154 uomini autori di violenze. In 17 casi la decisione di rivolgersi al centro è stata spontanea; in un caso ciò è avvenuto dietro una spinta di parenti o amici. Nei restanti 59 casi l'invio è stato effettuato da altri soggetti: Tribunale, psicologi, avvocati, servizi sociali, strutture penitenziarie, Asl, Codice Rosa, medici di base, comunità per il trattamento dell'alcolismo.

"Solo attraverso la conoscenza dei dati siamo in grado di costruire politiche efficaci - ha sottolineato anche Monica Barni, vicepresidente della Regione - Noi siamo pronti all'ascolto delle voci di chi è sul campo. Il quadro che ci presenta questo decimo rapporto conferma la gravità del fenomeno. Occorre ancora di più lavorare in squadra, occorre lavorare sull'intera filiera, dalla prevenzione al reinserimento delle donne nella società civile. E' necessario superare gli stereotipi attraverso l'educazione. In questi anni abbiamo lavorato molto con le scuole, usando strumenti che vanno al di là della campagna informativa, abbiamo reso i ragazzi protagonisti. Sosteniamo - ha ricordato la vicepresidente - la campagna per promuovere il numero verde nazionale 1522. Sembra che il governo abbia deciso di ridurre le misure di contrasto alla violenza di genere, pare che quest'anno ci sia un milione di euro in meno. Il fenomeno della violenza sulle donne non si risolve con lo spray al peperoncino. Anche perché abbiamo visto che nella maggior parte dei casi è un fenomeno che parte all'interno delle mura domestiche".

"Grazie a chi quotidianamente lavora su un tema ogni minuto più attuale - ha dichiarato Stefania Saccardi, assessore regionale al welfare - Abbiamo fatto e stiamo facendo molto, ma il clima generale mi preoccupa. Come per tutti i problemi complessi, è difficile dare una risposta semplice, per questo abbiamo messo insieme tante persone, tante competenze, tante voci. Si tratta di reati gravi, purtroppo sempre più frequenti, e questa frequenza ci fa correre il rischio di farci abituare. E' un problerma che non riguarda un singolo, ma una comunità, incide sul senso stesso dell'essere comunità che rispetta le differenze, l'altro. Quindi c'è la necessità di lavorare su un fronte prima di tutto culturale, in un tempo in cui si costruiscono muri, si alimenta la paura del diverso, si pensa che ci si possa difendere lavorando solo su sicurezza e repressione, facendo sì che il cittadino si arrangi da solo. Dobbiamo lavorare su una comunità che rispetti il diverso, su una cultura a tutto tondo del rispetto dell'altro. Il senso di comunità è l'unica arma che abbiamo per costruire una società migliore per le donne, e quindi per tutti. Noi - ha detto ancora Saccardi - abbiamo il dovere di dare una risposta forte, è necessaria una presa in carico forte, che non si fermi alla porta del pronto soccorso. E infatti la Rete regionale del Codice Rosa ora si occupa anche del dopo. E i Centri Antiviolenza riescono a garantire, oltre a qualità, professionalità ed efficienza dell'intervento, anche un rapporto umano".

 

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