22 agosto 2016 ore: 13:49
Disabilità

Soldi finiti, Paralimpiadi nei guai: dieci paesi a rischio partecipazione

Buco nel bilancio del Comitato organizzatore, decisi in extremis la chiusura di alcuni impianti di gara e tagli ai servizi e ai trasporti. In ritardo i contributi alle nazioni, in dieci non hanno i soldi per il viaggio. Rischio flop anche sugli spalti: venduti neppure 300 mila degli oltre 3 milioni disponibili
paralimpiadi, due corridori in carrozzina al traguardo

- ROMA – Pochi biglietti venduti, tagli ai servizi agli atleti e ai giornalisti, crisi di sponsor e un buco di bilancio da coprire al più presto per non fare una brutta figura planetaria: le Paralimpiadi di Rio 2016 – a poco più di due settimane dall’avvio - sono nei guai, fra fondi previsti e mai arrivati, inchieste giudiziarie e alcune squadre che a corto di finanziamenti rischiano addirittura di non avere i soldi per partire verso il Brasile. Saranno Giochi Paralimpici in formato ridotto rispetto alle previsioni dunque, con alcuni sport che addirittura traslocano in altre strutture per permettere la chiusura degli impianti e i relativi risparmi, per un’edizione che certamente non saprà ripetere i fasti di Londra 2012. “Mai nella storia dei Giochi paralimpici ci siamo trovati in una situazione del genere”, ammette il presidente Philip Craven, che comunque resta fiducioso sull’impatto culturale che i Giochi avranno nel favorire un cambiamento sociale favorevole alle persone con disabilità in Brasile e in tutta l’America Latina.

Il buco nel bilancio del Comitato organizzatore di Rio 2016 non si scopre ora ma adesso è arrivato il momento da un lato di ridurre i costi per ottenere risparmi sulle spese previste, e dall’altro di mettere comunque mano alle tasche per evitare brutte figure: un aiuto arriverà dalla municipalità di Rio de Janeiro, il cui sindaco, Eduardo Paes, si è impegnato a destinare fra i 100 e i 150 milioni di real brasiliani (fra i 30 e i 45 milioni di euro). Cosa niente affatto scontata perché da settimane in Brasile è in corso una guerra anche giudiziaria, con il Tribunale che ha stabilito il divieto assoluto di aiuti statali al Comitato organizzatore dei Giochi fintanto che esso non renderà noti i suoi bilanci. Richiesta che il Comitato, sottolineando la sua natura privata e pertanto non soggetta alle regole di trasparenza del settore pubblico, ha rispedito al mittente. Esponendosi però così al rischio di dover versare la salata multa prevista dalla sentenza, 100 mila real al giorno (quasi 30 mila euro), multa che rischia di aprire una voragine nei conti.

Quel che è peggio è che la carenza di denari si porta dietro l’impossibilità dei trasferimenti monetari nei confronti dell’Ipc, che avrebbero dovuto essere girati già da settimane ai comitati paralimpici nazionali, come contributo alle spese di partecipazione. Poco male (si fa per dire) per i paesi che hanno entrate diversificate e che non rischiano di saltare l’evento (l’Italia, naturalmente, è fra queste), ma un vero dramma per quei paesi che facevano affidamento sui contributi dell’Ipc anche semplicemente per organizzare la trasferta a Rio. “Ci sono una decina di paesi che lottano per coprire il costo del viaggio dei loro atleti – ha detto Craven – e stiamo lavorando con loro per trovare soluzioni e garantire la loro partecipazione. Vogliamo che tutti i paesi inviino i loro atleti, è questo che meritano dopo anni di allenamento e dedizione”.  

Intanto, le forbici hanno iniziato a tagliare qua e là. Le gare di scherma in carrozzina verranno disputate nella Carioca Arena 3, dentro il Parco Olimpico di Barra, il che consentirà la chiusura totale dell’Arena nel Deodoro Park, dove erano inizialmente previste, consentendo il risparmio di tutti i costi vivi che si sarebbero dovuti sostenere per mantenere aperta la struttura. Ma sono stati decisi anche tagli ai mezzi di trasporto (che saranno meno frequenti), alla ristorazione, con una revisione degli spazi in tutte le sedi e la chiusura di un certo numero di centri allestiti per la stampa presso gli impianti di gara.  "Stiamo lavorando disperatamente – dice il presidente Ipc - per proteggere i servizi destinati agli atleti, in particolare quelli all'interno dei campi di gioco: hanno dedicato la loro vita al raggiungimento di questi giochi e faremo del nostro meglio per cercare di mantenere i livelli di servizio che ci si aspetta da un Paralimpiade".

In tutto questo, le Paralimpiadi rischiano – almeno finora – anche un flop dal punto di vista della partecipazione del pubblico: oltre 3 milioni i biglietti messi in vendita ormai da mesi, e poco più di 290 mila i tagliandi venduti. Numeri da incubo, specialmente se rapportati al successo londinese di quattro anni fa: “Speriamo in una campagna promozionale che coinvolga il pubblico brasiliano, ma certo – ammette Craven – a questo punto per noi è difficile aspettarsi gli impianti pieni che abbiamo visto a Pechino o Londra e che ci aspettiamo di vedere a Tokyo fra 4 anni”. Situazione molto seria, tanto da costringere il presidente Ipc a fare appello alla “passione del popolo brasiliano” e al loro “desiderio di sostenere gli atleti di casa”, di fatto augurandosi pubblicamente che vadano oltre le 21 medaglie d’oro vinte nel 2012 a Londra.

Senza pienone sugli spalti, con un’organizzazione che tira la cinghia e le ricadute sociali e culturale sul paese tutte da valutare, a sir Craven restano solo gli atleti: “I Giochi di Rio 2016 – può continuare a scandire ancora oggi - saranno i migliori di sempre in termini di prestazioni atletiche”. E’ la sola certezza che gli è rimasta. E con tutti i guai di Rio 2016, non è cosa di poco conto. (ska)

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