Detenuti e vittime si incontrano: dagli Usa il progetto Sicomoro
Foto di Tania
“Il progetto partirà in cinque regioni (Sicilia, Lazio, Campania, Veneto e Lombardia) – spiega Marcella Reni, direttrice di Rinnovamento nello Spirito Santo e presidente italiana di Prison Fellowship –. A febbraio formeremo i volontari con due weekend a Ravenna e Castellamare di Stabia, in modo da essere pronti a partire per marzo”. Ma in cosa consiste il progetto Sicomoro? “Si chiede ai detenuti di identificarsi nelle vittime per capire il danno causato – continua Marcella Reni –, ma allo stesso tempo si chiede a chi ha subito un reato di capire la storia di chi l’ha commesso e le condizioni di vita in carcere”. La riabilitazione dei detenuti si accompagna così alla “giustizia restitutiva” per le vittime. “Il metodo è stato usato anche in casi molto complessi, ad esempio relativi al genocidio in Ruanda (due donne hanno incontrato gli assassini dei loro familiari, esperienza raccontata nel documentario ‘As we forgive’) – spiega la direttrice – anche se raramente si riesce a mettere insieme il colpevole e la vittima dello stesso reato”.
A partire dal nome, la componente religiosa e spirituale nel progetto Sicomoro è molto forte. Gli incontri prevedono per esempio un momento dedicato alla confessione, e il perdono (in senso cristiano) è ovviamente uno degli obiettivi da raggiungere. “La partecipazione però è aperta a tutti i detenuti, anche a quelli di altre religioni – precisa Marcella Reni –: in questi casi ci richiamiamo al Dio che è comune a tutti, o comunque alla dimensione spirituale”. La partecipazione al progetto è volontaria e può essere sospesa in qualsiasi momento. Il progetto verrà illustrato nel dettaglio il 7 dicembre a Rimini, dove Ronald W. Nikkel porterà alcune testimonianze e dove sono attese circa 4mila persone. La conferenza sarà l’occasione per rilanciare tutti i progetti di Rinnovamento nello Spirito Santo relativi al carcere. (vedi lanci successivi) (ps)