3 dicembre 2009 ore: 11:57
Giustizia

Detenuti e vittime si incontrano: dagli Usa il progetto Sicomoro

Arriva anche in Italia l'esperienza americana che mira alla riabilitazione mettendo insieme chi ha commesso e chi ha subito reati. La presentazione a Rimini alla conferenza di Rinnovamento nello Spirito (5-8 dicembre
Tania/Contrasto Carcere di Rebibbia: detenuti attraversano un corridoio

Foto di Tania

RIMINI – Far incontrare le vittime e gli autori di reati. E’ questa l’idea alla base del progetto Sicomoro: piccoli gruppi di 8 o 12 persone che si confrontano per qualche settimana all’interno del carcere per capire le motivazioni, la vita e le azioni degli uni e degli altri. Obiettivo, la “giusitizia restitutiva” per chi ha subito un crimine e la riabilitazione morale e spirituale per chi l’ha commesso. Ideato negli Stati Uniti dall’associazione Prison Fellowship International, il progetto è attivo in oltre 100 paesi, fra cui Ruanda, Iran e Afghanistan, e ora arriva anche in Italia. L’iniziativa sarà presentata nel corso della conferenza nazionale degli animatori di Rinnovamento nello Spirito Santo, dal 5 all’8 dicembre al Palacongressi di Rimini, movimento già attivo nelle carceri italiane con altri progetti. Per l’occasione inaugura anche il ramo italiano di Prison Fellowship, e nella città romagnola arriverà il presidente dell’associazione, Ronald W. Nikkel.

“Il progetto partirà in cinque regioni (Sicilia, Lazio, Campania, Veneto e Lombardia) – spiega Marcella Reni, direttrice di Rinnovamento nello Spirito Santo e presidente italiana di Prison Fellowship –. A febbraio formeremo i volontari con due weekend a Ravenna e Castellamare di Stabia, in modo da essere pronti a partire per marzo”. Ma in cosa consiste il progetto Sicomoro? “Si chiede ai detenuti di identificarsi nelle vittime per capire il danno causato – continua Marcella Reni –, ma allo stesso tempo si chiede a chi ha subito un reato di capire la storia di chi l’ha commesso e le condizioni di vita in carcere”. La riabilitazione dei detenuti si accompagna così alla “giustizia restitutiva” per le vittime. “Il metodo è stato usato anche in casi molto complessi, ad esempio relativi al genocidio in Ruanda (due donne hanno incontrato gli assassini dei loro familiari, esperienza raccontata nel documentario ‘As we forgive’) – spiega la direttrice – anche se raramente si riesce a mettere insieme il colpevole e la vittima dello stesso reato”.

 
A partire dal nome, la componente religiosa e spirituale nel progetto Sicomoro è molto forte. Gli incontri prevedono per esempio un momento dedicato alla confessione, e il perdono (in senso cristiano) è ovviamente uno degli obiettivi da raggiungere. “La partecipazione però è aperta a tutti i detenuti, anche a quelli di altre religioni – precisa Marcella Reni –: in questi casi ci richiamiamo al Dio che è comune a tutti, o comunque alla dimensione spirituale”. La partecipazione al progetto è volontaria e può essere sospesa in qualsiasi momento. Il progetto verrà illustrato nel dettaglio il 7 dicembre a Rimini, dove Ronald W. Nikkel porterà alcune testimonianze e dove sono attese circa 4mila persone. La conferenza sarà l’occasione per rilanciare tutti i progetti di Rinnovamento nello Spirito Santo relativi al carcere. (vedi lanci successivi) (ps)
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