10 agosto 2016 ore: 12:58
Disabilità

Rio 2016, atleti rifugiati in gara anche alle Paralimpiadi

Come sta avvenendo ai Giochi Olimpici, anche il mondo paralimpico accoglie un piccolo gruppo di atleti rifugiati o richiedenti asilo: gareggeranno sotto le insegne dell’Ipc, nel team degli atleti indipendenti. Craven: “Uno squarcio aperto sulla condizione delle persone disabili colpite da guerre o catastrofi naturali”
Rio 2016 Paralimpiadi
- ROMA – Anche alle Paralimpiadi, come alle Olimpiadi, gareggerà un piccolo gruppo di rifugiati e richiedenti asilo. L’annuncio è arrivato direttamente dal Comitato paralimpico internazionale (Ipc) che ha anche precisato che, contrariamente a quanto sta avvenendo in questi giorni ai Giochi Olimpici, gli atleti paralimpici rifugiati o richiedenti asilo non costituiranno una squadra a sé stante, ma saranno inseriti dentro la più grande “famiglia” degli atleti indipendenti, cioè quelli non affiliati ad alcun comitato nazionale. 
 
L’intera squadra degli atleti indipendenti, e quindi anche i rifugiati e richiedenti asilo, sarà accompagnata a Rio de Janeiro da un capo missione, da allenatori e da personale di supporto messo a disposizione dal Comitato Paralimpico internazionale, che coprirà anche le spese per il loro viaggio e quelle connesse alla loro partecipazione. Prima dell’arrivo a Rio, la squadra sarà sottoposta a controlli medici, e riceverà anche una formazione anti-doping. Poi, una volta giunti in Brasile, alloggeranno insieme agli altri 4 mila atleti nel Villaggio olimpico. Alla cerimonia di apertura sfileranno insieme agli altri paesi dietro le insegne della bandiera paralimpica, annunciati con il nome ufficiale di “Independent Paralympic Athletes” (sigla IPA). Per loro, durante le presentazioni ufficiali (come le cerimonie di benvenuto nel Villaggio) o in caso di vittoria nelle competizioni, sarà suonato l’inno paralimpico. Al termine dei Giochi, l’Ipc continuerà a fornire loro sostegno a lungo termine, attraverso l’azione della Fondazione Agitos, lo strumento attraverso cui il Comitato paralimpico internazionale supporta decine di progetti in tutto il mondo per il sostegno dello sport paralimpico. 
 
I Giochi Paralimpici, principale evento sportivo di inclusione sociale, sono stati a lungo – ha spiegato il presidente Ipc, Philip Craven -  un simbolo importante per la promozione dei diritti umani: vista l’attuale situazione di crisi, in cui milioni di persone in tutto il mondo sono costrette a sfollare a causa di guerre e conflitti, questo è il momento di accendere i riflettori sulla condizione delle persone con disabilità colpite”. “Attraverso le loro prestazioni, gli atleti del team degli atleti paralimpici indipendenti porteranno sul palcoscenico globale il loro coraggio e la loro determinazione, e mostreranno al mondo ciò che lo spirito umano può raggiungere”. 
 
Gli atleti, dei quali non è stato ancora fornito il numero, sono stati individuati dall’Ipc grazie ad alcuni comitati paralimpici nazionali, che hanno segnalato la presenza sul loro territorio di atleti paralimpici con lo status di rifugiato o di richiedente asilo. Per poter far parte della squadra IPA essi dovranno avere lo status ufficiale verificato dalle Nazioni Unite e possedere una valida documentazione di viaggio
 
La scelta dell’Ipc di integrare i rifugiati dentro la squadra degli atleti indipendenti è diversa da quella attuata a livello olimpico dal Cio, il Comitato olimpico internazionale. In questi giorni, infatti, a Rio de Janeiro, competono ai Giochi Olimpici sia la “Indipendent Olympic Athletes” (sigla IOA), che è il corrispettivo olimpico della IPA paralimpica, sia una squadra denominata “Refugee Olympic Team” (sigla ROT), composta di soli rifugiati, presente alle Olimpiadi per la prima volta nella storia. Entrambe, comunque, gareggiano sotto la bandiera a cinque cerchi del Cio. (ska)
 
 
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