/ Disabilità
27 ottobre 2017 ore: 12:36
Società

“L’amore cieco”, un laboratorio teatrale sulla costruzione della propria identità

Si ispira a “Il dono oscuro” di John M. Hull il workshop proposto da Gruppo Elettrogeno all’interno del calendario del Festival Gender Bender e rivolto a persone vedenti, cieche o ipovedenti. Il 28 e 29 ottobre all’Istituto dei ciechi di Bologna
"L'amore cieco"
"L'amore cieco"

BOLOGNA – Un laboratorio teatrale sulla percezione e sulla costruzione dell’identità affettiva, sessuale e artistica, liberamente ispirato al libro “Il dono oscuro. Nel mondo di chi non vede” di John M. Hull. È quello proposto da Gruppo Elettrogeno Teatro all’interno del calendario del Festival Gender Bender, ideato da Daniele Del Pozzo e dedicato alle rappresentazioni del corpo e delle identità di genere nella cultura e nelle arti contemporanee (dal 25 ottobre al 5 novembre). “Quel libro è forse una delle poche cose sulla disabilità del non vedere scritte in maniera lucida, analitica, ironica”, racconta Martina Palmieri, regista della compagnia che da anni lavora sulla formazione teatrale e la produzione di spettacoli. Il laboratorio si terrà il 28 e il 29 ottobre nella palestra dell’Istituto dei ciechi Francesco Cavazza (via dell’Oro 3). 

La due giorni di formazione intensiva è in continuità con la ricerca che la compagnia Gruppo Elettrogeno svolge da anni intorno alle differenti predisposizioni sensoriali, come quella di chi non vede. Dal 2008, infatti, la compagnia lavora con l’Istituto Cavazza con un progetto di formazione teatrale, “che sta dando i suoi frutti – continua Palmieri – Nel 2011 all’interno del progetto di formazione e produzione di spettacoli ‘l’arte della trasformazione’ si è formata la Compagnia Orbitateatrato costituita da attori e attrici ipovedenti, ciechi e vedenti. Il laboratorio dà continuità alla ricerca di questi anni, ma su temi particolari”. 

L’idea del laboratorio nasce dalla proposta di Zed, uno degli attori che lavora con il Gruppo Elettrogeno. “Dopo aver incontrato uno dei partecipanti al percorso di formazione, una persona sorda dalla nascita che con gli anni ha perso la vista, Zed si è domandato come avrebbe potuto fare a trovare un suo equilibrio e a costruire la propria identità se, come quella persona, non avesse avuto strumenti sensoriali – racconta Palmieri – E così ha provato a trascorrere un intero giorno bendato, con la bocca e le orecchie chiuse. Da quell’esperimento è nato poi un testo sul quale lavoreremo”. Il laboratorio è aperto a persone vedenti, cieche, ipovedenti, di qualsiasi età, anche senza precedenti esperienze teatrali. (lp) 

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