31 gennaio 2019 ore: 14:03
Giustizia

Giustizia, a teatro "Il Piccolo Amleto" con i ragazzi del centro minorile

Percorso teatrale per 5 ragazzi del circuito penale esterno diretti dal regista e attore Claudio Collovà. "Percorso che è una presa graduale di consapevolezza di quello che hanno commesso"
Ragazzi della penale in "Amleto"
Ragazzi della penale in "Amleto"

PALERMO - Recitano Amleto per conoscersi meglio e maturare sempre di più la consapevolezza di ciò che hanno commesso. Sono 5 giovani del circuito penale esterno, 4 ragazzii e una ragazza, indicati dal Centro di Giustizia Minorile di Palermo e dai Servizi Sociali per i Minori che ieri sera hanno recitato "Il Piccolo Amleto", uno spettacolo, per la regia e drammaturgia di Claudio Collovà , tratto dalle tragedie relative al primo anno del progetto nominato “A teatro con Shakespeare". Lo spettacolo con la co-direzione di Daniela Mangiacavallo e i costumi di Roberta Barraja, è stato presentato dall’associazione Baccanica. Andato in scena  ieri in seconda serata, proseguirà anche stasera alle 21 nello Spazio Franco dei Cantieri culturali alla Zisa con ingresso libero fino a esaurimento posti.

Il progetto si è svolto in collaborazione con l'assessorato comunale alla cultura, il Ministero della Giustizia, il Centro di Giustizia Minorile Sicilia e l’Ussm ( Servizi Sociali per i Minori) di Palermo. “Il Piccolo Amleto” partendo dalla tragedia di Shakespeare trova poi ispirazione in Hamletmachine e Opheliamachine di Heiner Mueller. Lo spettacolo ha al centro la coppia Amleto e Ofelia e il loro amore incompiuto. Attraverso l’opera di Shakespeare nei ragazzi si è stimolata l’immaginazione, la loro capacità di riflessione, l’espressività, il confronto con gli altri e il mondo circostante. "Mi piace molto quello che sto facendo con il teatro - dice soddisfatto il giovane Razvan rumeno di 18 anni -. Mi ha aiutato molto a gestire le mie emozioni non solo nella scena ma anche nella mia vita personale perché ha fatto uscire tutta la mia espressività, facendomi conoscere meglio. Ho già finito il mio percorso con la giustizia e presto partirò per la Romania".

"E' la prima volta che in vita mia faccio teatro e non mi aspettavo di arrivare a questo risultato - aggiunge pure Giuseppe Greco sempre di 18 anni -. Sono riuscito a mostrare di più i miei sentimenti, ad essere meno timido e a fare conoscere di più la mia personalità. Lavorare con questo gruppo è stato molto bello perché abbiamo fatto amicizia e Claudio è una persona eccezionale non solo come artista ma anche come persona perchè ci ha saputo prendrere nel modo giusto volendoci bene e facendoci sentire a casa nostra. Appena finirò di completare il mio percorso penale ritornerò nel mio paese dove inizierò a lavorare come muratore con mio padre". 

"Il nostro lavoro è quello di accompagnarli nella positività in un percorso che è una presa graduale di consapevolezza di quello che hanno commesso che ha avuto le sue conseguenze nella società. Il teatro è certamente un'arte - sottolinea il funzionario dell'Ussm Giusi Riili - in cui riesce a venire fuori tutta la parte introspettiva dei ragazzi. In questo caso Claudio Collovà è riuscito a fare esprimere in maniera positiva quella parte di loro che gli stessi giovani probabilmente non conoscevano". “Non è la prima volta che lavoro con i ragazzi che provengono dai percorsi giudiziari e ho ripreso questo impegno con i giovani del Malaspina – dice Claudio Collovà – su sollecitazione del Ministero di Giustizia e del dipartimento per i minori. Lavorare con questi giovani è un'esperienza straordinaria, importante perché dà un senso maggiore a quello che facciamo. In questo caso hanno recitato le parole di Shakespeare e di Mueller apprendendo tutto il valore del significato dell'opera. Sono percorsi belli al di là dell'esito della rappresentazione che comunque sta avendo molto successo". "Mi fa piacere vedere questi giovani felici in un percorso che chiaramente ha le sue difficoltà - aggiunge -. Il teatro è una disciplina severa, impegnativa perché si lavora tante ore al giorno e non sempre si comprende subito quello che si sta facendo. A poco poco loro ne hanno capito l'importanza  mettendo a frutto tutto il loro impegno; hanno imparato a lavorare in gruppo anche con le due attrici professioniste. La più grande soddisfazione, dopo avere lavorato 3 mesi insieme è che adesso ci vogliamo bene come una famiglia. Il teatro aiuta perché crea un gruppo che decide di impegnarsi insieme, favorisce il contatto fisico, l'intesa con lo sguardo e tocca l'anima degli spettatori perché parla di storie che riguardano tutti noi. Questi ragazzi sono stati semplicemente reali in tutta la loro bellezza, una  cosa che spesso nel teatro non si trova tanto facilmente. Non rappresentano ma esistono e questa è già una bella conquista." (set)

© Copyright Redattore Sociale