14 agosto 2019 ore: 11:12
Disabilità

Disabilità, il Teatro la Ribalta e l'elogio della trasformazione

INCHIESTA. La compagnia di Bolzano, formata da undici attori e attrici in maggioranza con disabilità intellettiva o disagio psichico, cerca "quella qualità artistica, quella poesia, quell’emozione e quella visione che faccia dimenticare allo spettatore che sul palco c’è la diversità"
Foto di Andreas Marini Ali, uno degli spettacoli dell’Accademia Arte della diversità - Teatro la Ribalta di Bolzano. Foto di Andreas Marini

Ali, uno degli spettacoli dell’Accademia Arte della diversità - Teatro la Ribalta di Bolzano

ROMA - Con all’attivo dodici spettacoli prodotti, di cui alcuni tradotti in tedesco, e una settantina di repliche l’anno, l’Accademia Arte della diversità - Teatro la Ribalta di Bolzano alza il sipario sull’uguaglianza della differenza. La compagnia, infatti, è formata da undici attori e attrici in maggioranza con disabilità intellettiva o disagio psichico, che da sei anni fanno parte del teatro in forma professionale e stabile, lavoratori dello spettacolo a tutti gli effetti, seguiti da un direttore artistico (Antonio Viganò), da una coreografa (Julie Anne Stanzak, danzatrice del Tanztheater Wuppertal fondato da Pina Bausch) e da alcuni “danzattori”. Spesso si sono confrontati con la drammaturgia di altri autori. Rifiutano l’etichetta di teatro sociale, perché "tutto il teatro ha una funzione sociale quando racconta le vite ai margini, l’estremo, gli invisibili", commenta Viganò, mentre cercano "quella qualità artistica, quella poesia, quell’emozione e quella visione che faccia dimenticare allo spettatore che sul palco c’è la disabilità. Per questo i nostri attori devono essere doppiamente bravi, altrimenti emerge l’handicap. Spesso vediamo spettacoli che invece ne sono la consacrazione, senza rigore né disciplina, culturalmente scadenti, ma che riscuotono comunque applausi e successo perché fanno emergere nel pubblico un sentimento di buonismo che invece danneggia le persone disabili che sono sul palco. Noi siamo riusciti a uscire da una dimensione laboratoriale. Non siamo più un teatro a parte, ma siamo diventati parte del teatro".

La Ribalta nasce nel 1989. Nel ‘93 mette in scena Fratelli, tratto dall’omonimo libro di Carmelo Samonà, in cui protagonista è l’autismo. Incontra la compagnia teatrale francese Oiseau Mouche, la prima in Europa costituita da uomini e donne con disabilità, che Viganò dirige per cinque anni. L’Accademia Arte della diversità è storia più recente, ma l’uso del corpo e del teatro-danza piuttosto che della parola, l’utilizzo della musica, dei tanti oggetti di scena, dei giochi di luce e ombre e dei costumi fanno parte della sua poetica. Il risultato è "una narrazione che trasforma la disabilità in comunicazione", ma senza nasconderla. "Il teatro rende queste persone diverse dalla loro “diversità”, non la rimuove ma non la esibisce: semplicemente trasfigura la loro realtà in qualcosa di molto più potente, sfruttando la loro particolarità come ci si approfitta della specificità di ogni attore". Solo in uno spettacolo – “Superabile” – si parla di disabilità. Due attori in carrozzina raccontano i loro sogni, la loro vita quotidiana, gli sguardi degli altri, la necessità di essere sempre accompagnati o accuditi (che poi è la perdita della dimensione privata). "Ma l’argomento viene affrontato come un qualsiasi altro tema", precisa il direttore artistico, e con una scenografia interattiva a fumetti che gli è valso un Eolo Award 2018 (riconoscimento attribuito dall’omonima rivista online di teatro ragazzi).

A marzo tre attori dell’Accademia Arte della diversità sono stati in tour nel Regno Unito all’interno di una coproduzione europea realizzata in sinergia con la compagnia gallese Hijinx e Danza Mobile (Spagna), sotto la guida del regista londinese Scott Graham, che sta portando in giro “Into the light”. “Otello circus”, invece, è la loro ultima creazione, realizzata in collaborazione con l’Orchestra AllegroModerato di Milano per restituire un’opera che si ispira contemporaneamente alle musiche di Verdi e alla prosa di Shakespeare, e che mette in scena i mestieri del circo (l’acrobata, il lanciatore di coltelli, l’equilibrista, l’inserviente, il domatore) diventati ormai personaggi consumati, deboli e fragili, incapaci di fermare quel “circo” di sentimenti umani che porta alla tragedia. "Un 'teatro degli esseri', conclude Antonio Viganò - che si differenzia dal teatro della rappresentazione, perché il contenuto della loro opera sono loro stessi, sono contenuto e contenitore, con tutto il dramma sociale di cui sono portatori i nostri attori, sul palco così come nella vita reale". Il focus sul Teatro la Ribalta di Bolzano è stato pubblicato sulla rivista Superabile Inail

© Copyright Redattore Sociale