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Sprout, la prima matita ecosostenibile in grado di diventare una pianta

Una matita che, quando diventa troppo corta va piantata in un vaso e innaffiata. Dopo qualche settimana, i primi germogli: salvia, timo, calendula, pomodoro. L’idea arriva dalla Danimarca. I creatori: “Dovevamo creare un prodotto per l’eco-ufficio del futuro: è nata una matita dalle due vite”

28 giugno 2015

BOLOGNA – “I nostri pomodori Sprout seminati in marzo sono cresciuti, e dal vaso li abbiamo trapiantati in un orto. Speriamo riescano a sopravvivere alla fresca estate danese e a darci teneri, succosi, dolci e rossi pomodori!”. Sul profilo Facebook di Sprout – plant your pencil, si chiacchiera come sul mercato. Sprout arriva dagli Stati Uniti ma è stata realizzata in Danimarca, da Democratech, un team specializzato in product design and development, ma sta già prendendo piede in tutta Europa. Ma cos’è? Sprout è una matita da usare finché non diventa così corta da non poterci più scrivere. A quel punto, si pianta nella terra e si aspetta che germogli. Già, perché Sprout è una matita con un semino dentro: ogni matita ne contiene minimo 4, dipende dal tipo. Sono tantissime le varietà: aneto, coriandolo, pepe verde, basilico, calendula, pomodoro, timo, menta, salvia, rosmarino, nontiscordardimé. “Dovevamo creare un prodotto per l’eco-ufficio del futuro – spiegano i creatori – e così abbiamo pensato a un prodotto 100 per cento eco che servisse non solo durante il suo periodo di uso per quello che appariva – una semplice matita – ma che avesse una seconda vita”. Per realizzare il progetto è stato stanziato un importo di 25mila dollari, ma le vendite hanno già ampiamente superato le premesse: “Vorremmo sensibilizzare gli utenti, soprattutto i bambini. Magari potrebbero ritrovare il desiderio di utilizzare strumenti tradizionali per il disegno a mano libera”.

L’ispirazione, raccontano, è arrivata guardando gli schizzi degli scienziati del passato: come Darwin, che illustrò l’attecchimento di una massa di polline sulla punta di una matita. Come funziona Sprout? La matita va messa a mollo per un’ora (l’acqua scioglie l’involucro biodegradabile che la riveste e nutre il seme), poi piantata sotto un leggero strato di terra in zona soleggiata, innaffiata e tenuta umida finché germoglia. Dopo appena una settimana spunteranno i primi germogli. “Le persone ci chiedono se lo possiamo assicurare: no, non possiamo, ma abbiamo fatto del nostro meglio. Non è facile far germogliare dei semi e farli crescere forti e belli: si richiedono impegno attivo e cura, se si vuole che erbe fresche sbuchino dalla matita”.

Sprout – nominata Miglior prodotto Eco-Friendly del 2015 dalla Global procurement promotional organization, partner ufficiale di Earth Day  – è in legno di cedro coltivato sostenibilmente. Non contiene piombo, e il materiale per la scrittura è di grafite e argilla: “Tutto naturale, senza nessun rischio per piante e falde acquifere. Poi profuma di buono, e magari farà perdere a qualcuno la brutta abitudine di masticare l’estremità delle matite: mica vorranno vedersi crescere un orto in bocca? A parte gli scherzi, Sprout non è tossica”, spiegano. Ma c’è ancora del lavoro da fare: “Le nostre matite sono fatte a mano negli Stati Uniti: questo ci offre diversi vantaggi, ma non è la miglior soluzione per l’ambiente, considerato che dobbiamo trasportarle dagli Usa all’Europa. E vogliamo anche capire come poter riutilizzare il pezzettino che resta dopo aver piantato la matita: è completamente atossico, ma vogliamo trovargli un’utilità”.

Nell’attesa, il team di Democratech ha inventato Tiny garden, un micro orto in grado di crescere sulla finestra o sulla scrivania. È un kit ready-to-go, che mette già tutto a disposizione: un tappetino di terra e semini di radicchio, girasole, crescione, basilico e broccolo, per orticelli in spazi piccolissimi. Una scatola aperta, in pratica, di cui prendersi cura come se fosse un orto in tutto e per tutto. “Le pareti del kit possono anche essere personalizzate: un’idea di packaging sostenibile per aziende che vogliono promuovere un loro prodotto o una loro idea, per raccontare la loro storia in modo green”. (Ambra Notari)  

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