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Misna, i redattori scrivono al papa: “Caro Francesco, ascoltaci tu”

A pochi giorni dall’annuncio degli editori, i giornalisti scrivono al Pontefice per scongiurare la chiusura dell’agenzia. De Luca (rappresentante sindacale): “Chiediamo un passo in avanti reciproco, ma l’impressione è che manchi una volontà comune di salvare la Misna e la sua missione”

21 dicembre 2015

ROMA – “L’incertezza economica accompagna la Misna sin dalla sua nascita. Scegliere di fare un notiziario in chiaro ha i suoi costi. Ma si tratta di una scelta etica, con l’obiettivo che le notizie che riguardano il Sud del mondo circolino il più possibile”. Alessia de Luca, giornalista dell’agenzia e rappresentante sindacale della redazione, a pochi giorni dall’annuncio della chiusura improrogabile della Misna (prevista per il 31 dicembre), commenta così la situazione: “L’editore ha addotto motivazione economiche e una non meglio specificata ‘mancanza di energie’ per mandare avanti il progetto”. 

Misna nasce nel 1997 con il desiderio di ‘dar voce a chi non ha voce’ nel Sud nel mondo. Ascoltare gruppi umani marginalizzati, parlare e approfondire conflitti dimenticati, accendere la luce su territori considerati ai confini: Misna nacque per questo. Le direzioni generali degli Istituti missionari (Missionari Comboniani, Missionari della Consolata, Pontificio istituto missioni estere, Missionari Saveriani) costituiscono l’editore di riferimento. “È evidente che la scelta di pubblicare in chiaro notizie dal Burundi, dalla Bolivia o dal Buthan abbia un costo. Ma da sempre siamo stati guidati da una filosofia che va oltre i meri aspetti economici. L’impressione è che questa decisione sia frutto non solo della crisi editoriale che sta falcidiando il reparto cattolico in generale e missionario nello specifico; ma anche di una crisi etica, di missione”. 

Zittire la voce del Sud del mondo proprio nell’anno del Giubileo della misericordia – quel Giubileo che Papa Francesco ha voluto aprire da Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana, per accendere i riflettori su quella parte dimenticata del mondo – ha un significato ancora più sorprendente: “Il Pontefice chiede a tutti di informarsi su quanto avviene nelle zone abitualmente non coperte dai media globali, e noi che facciamo? Chiudiamo”. Per questo i redattori hanno deciso di scrivere una lettera direttamente al Papa: “Senza Misna – si legge –  a pagare saranno le giovani Chiese, le periferie, la società civile che invoca una giustizia sociale senza cui non può esserci pace. E l’idolo del denaro spegnerebbe la voce dei poveri. In tutti i modi abbiamo pregato l’editore di sedersi attorno a un tavolo e trovare con noi una soluzione. Ci siamo offerti di continuare a lavorare tagliando i nostri stipendi, provando a fare di tutto, insieme – noi laici al fianco dei missionari – per far sì che la Misna vada avanti. Ma non siamo stati ascoltati. Caro Francesco, ascoltaci tu”. 

La redazione della Misna è composta da 4 giornalisti, 2 collaboratori e 3 traduttori: “Come abbiamo scritto al Papa, abbiamo dato disponibilità a fare l’unica cosa che potremmo fare: ridurre l’incidenza del costo del lavoro, cosa che peraltro abbiamo già fatto in passato, con tagli lacrime e sangue. Un’apertura verso gli editori, che però non è stata reciproca: servirebbe ragionare su una volontà comune, che al momento abbiamo l’impressione non esista”. Cosa suggeriscono, allora, agli editori? “Cercare nuovi partner, magari sollecitare un intervento da parte della Conferenza episcopale. Dar vita a sinergie con altre realtà piccole come noi. Il problema è che hanno aspettato l’ultimo per dircelo: se ci avessero comunicato con anticipo le difficoltà, avremmo potuto aprire un tavolo negoziale senza arrivare al punto in cui siamo ora”. 

Secondo la Misna, anche la Chiesa – di fronte a un elenco di testate cattoliche, molte storiche, che negli ultimi 3/4 anni hanno chiuso – deve cominciare a farsi delle domande: “Si stanno perdendo tanti piccoli patrimoni. Ma alla crisi si deve poter rispondere: la nostra impressione è che, al momento, nessuno ci stia provando. Noi continuiamo a chiedere ai nostri editori di trovare nuove strade da percorrere insieme”.  

Intanto, il Comitato di redazione ha lanciato una petizione su Change.org (‘Salviamo l’agenzia Misna, voce dei senza voce’), che in pochi giorni ha già raccolto oltre 750 firme: “I giornalisti e i collaboratori della Misna sono impegnati a far sì che questa esperienza non finisca: è essenziale per questo la collaborazione di lettori, colleghi, amici, sostenitori e di chiunque tenga ad un’informazione indipendente e unica nel panorama mediatico italiano”. (Ambra Notari)

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