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31/05/2016

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Terzo settore, la riforma arriva in Aula al Senato

E' arrivato il via libera della Commissione Affari Costituzionali al testo del ddl delega: da oggi l'Aula di Palazzo Madama analizza il provvedimento. Ancora da sciogliere i nodi sulla nascita della Fondazione Italia Sociale

17 marzo 2016

- ROMA – Dopo il via libera della Commissione Affari Costituzionali, che ieri ha concluso l'analisi dei numerosi emendamenti presentati, arriva oggi in Aula al Senato il disegno di legge delega di riforma del terzo settore e di istituzione del servizio civile universale. Un testo che giunge all'Assemblea cambiato rispetto a quello approvato dalla Camera nell'aprile 2015 e che, nelle intenzioni del governo e della maggioranza, una volta licenziato da Palazzo Madama dovrà poi ritornare blindato alla Camera per l'approvazione definitiva.

Dopo le modifiche attuate la scorsa settimana, nelle due sedute del 15 e 16 marzo la Commissione ha votato gli emendamenti relativi all'articolo 9 (quello riguardante il fisco) e agli articoli 10 e 11 sulle disposizioni transitorie e la previsione di relazione al Parlamento. Non è stato invece messo ai voti l'emendamento presentato in extremis dal governo con l'istituzione della Fondazione Italia Sociale, che ha suscitato un vivace dibattito destinato a trasferirsi dalla Commissione all'Aula, tenendo conto che l'esecutivo ha deciso di non insistere in Commissione (ritirando l'emendamento) per confrontarsi direttamente in Aula, dove sarà riproposto in una versione però riveduta e corretta, tenendo conto delle più interessanti proposte di modifica giunte finora.

Il tema della Fondazione è piuttosto dibattuto. Secondo il relatore Stefano Lepri (Pd) l'obiettivo da considerare è l'istituzione di una struttura statale, a livello nazionale, che sia capace di attrarre le donazioni di imprese e cittadini, sotto forma di prestiti, erogazioni a fondo perduto o anticipazioni di capitale, destinate agli enti del Terzo settore. La Fondazione offrirebbe garanzie circa la destinazione pubblica delle risorse e l'elevato impatto sociale e occupazionale dei progetti realizzati.

Rispetto alla prima formulazione, l'intendimento è quello di accogliere alcune proposte di modifica, a partire da quella che precisa come i soggetti che beneficeranno delle iniziative della Fondazione saranno esclusivamente gli enti del Terzo settore (e non più genericamente gli interventi innovativi caratterizzati dalla produzione di beni e servizi che, senza scopo di lucro, siano idonei a conseguire con un elevato impatto sociale e occupazionale). D'altro canto, verrà eliminata la previsione che il patrimonio della Fondazione possa essere incrementato anche da apporti dello Stato o di soggetti pubblici: “Se si intende incentivare la donazione da parte di privati, imprese e cittadini, sarebbe irragionevole – argomenta il relatore Lepri - consentire la destinazione di risorse anche da parte di soggetti pubblici”. Sarà anche proposto di acquisire il parere delle competenti Commissioni parlamentari per l'approvazione dello statuto della Fondazione, ed è plausibile che le attività svolte e le risorse impiegate siano oggetto di una apposita relazione al Parlamento.

Modifiche che non piacciono più di tanto alle opposizioni. Forza Italia (con la senatrice Bernini) fa notare la natura incerta della Fondazione, ne sottolinea i tratti di rigidità, critica lo stanziamento iniziale a carico dello Stato e paventa un turbamento al settore delle charity e del volontariato (la nuova Fondazione godrebbe, proprio grazie al contributo statale, di un vantaggio competitivo). Il Movimento 5 Stelle, con il senatore Crimi, ha sottolineato a netta contrarietà del gruppo alla proposta, mentre Sel (con la senatrice De Petris) ha evidenziato il rischio che la struttura attragga il flusso di donazioni private, drenando risorse che altrimenti sarebbero destinate alle associazioni di volontariato già esistenti, e si è espresso in modo molto severo circa il fatto che non venga indicato dal testo proposto dal governo il soggetto competente a definire le priorità e la scelta dei progetti da realizzare. Ma proposte di modifica corpose arrivano anche da dentro il Pd.

Rispondendo ad alcune sollecitazioni, il sottosegretario al Lavoro e Politiche sociali Luigi Bobba ha ribadito che “lo strumento della Fondazione non è affatto alternativo rispetto all'intervento del welfare pubblico o agli enti del Terzo settore” e che l'iniziativa (che si richiama a una analoga esperienza francese) ha lo scopo di “organizzare l'area della filantropia, attraendo i grandi donatori che preferiscono affidarsi a un ente strutturato e organizzato, piuttosto che costituire fondazioni di carattere privato”. Bobba spiega che la Fondazione, pur avendo una finalità pubblica, avrà natura giuridica privata, sull'esempio di ciò che avviene già oggi per l'Istituto italiano di tecnologia (Iit) di Genova. Il nuovo soggetto avrà natura operativa, in quanto assumerà la responsabilità - anche sulla base delle competenze che saprà incorporare - nella gestione e nella realizzazione di progetti di alto valore sociale e occupazionale, i quali potranno riguardare (è una delle proposte di modifica che potrebbe essere accolta) principalmente i territori disagiati. Secondo Bobba “il nuovo soggetto avrà un valore complementare rispetto agli enti del Terzo settore, grazie alla sua capacità di attrarre le donazioni dei soggetti privati rilevanti sotto il profilo economico e scoraggiando, al contempo, la moltiplicazione di fondazioni di piccola entità”. La Fondazione non beneficerà di trattamenti fiscali privilegiati. Sebbene quindi “non vi sia una garanzia sul risultato dell'iniziativa” Bobba afferma di ritenere che le condizioni siano favorevoli per conseguire l'obiettivo di finalizzare le risorse al miglioramento della qualità e della consistenza dei progetti con finalità sociale. Un auspicio sul quale da oggi dovrò pronunciarsi l'Aula del Senato. (ska)

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Tag: Stefano Lepri, Riforma terzo settore, Luigi Bobba

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