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Vertice Parigi. Più sostegno ai paesi d’origine, le ong: "Diritti umani assenti"

Le reazioni all’incontro tra i Capi di Stato e di governo di Germania, Spagna, Francia e Italia e di Niger, Ciad e Libia organizzato dalla Francia. Mogherini: “Serve partenariato forte”. Msf: “Sarà sempre più difficile fuggire dalla Libia”. Astalli: “Ue pensi a politica comune di asilo”

29 agosto 2017

- ROMA – “Questo incontro conferma e rafforza il lavoro che l'Unione europea ha avviato in questo ultimo anno e che comincia a dare i primi risultati per una gestione comune, sostenibile e rispettosa dei diritti umani di un fenomeno estremamente complesso che richiede un partenariato forte”. Lo sottolinea l’alto rappresentante Ue per gli Affari esteri Federica Mogherini, dopo l’incontro tra i capi di stato e di governo di Germania, Spagna, Francia e Italia e di Niger, Ciad e Libia organizzato dalla Francia a Parigi.

Nel summit sono state adottate misure, che si inseriscono nel quadro delle attività in corso del piano d’azione del 4 luglio e nel quadro di partenariato in materia di migrazione, in 4 settori chiave: “Innanzitutto si è deciso di continuare a sostenere e a migliorare il coordinamento del sostegno ai paesi d’origine, al Niger, al Ciad e alla Libia, in particolare intensificando la lotta contro le reti di trafficanti criminali e rafforzando le missioni in ambito Psdc – sottolinea la Commissione europea - ; di offrire protezione a coloro che ne hanno bisogno, aumentando gli sforzi per il reinsediamento in questa regione; di migliorare il rimpatrio e la riammissione dei migranti irregolari; di istituire un gruppo operativo di coordinamento composto da Germania, Francia, Spagna e Italia, che lavorerà in stretta collaborazione con  Mogherini e con il Commissario europeo per la Migrazione, gli affari interni e la cittadinanza Dimitris Avramopoulos”.

Le conclusioni del vertice sono state però criticate dalle organizzazioni umanitarie. “Accogliamo con favore il riferimento del Vertice di Parigi alla necessità di assistenza, protezione e percorsi legali per migranti e rifugiati ma rimaniamo in attesa di vedere come questo nuovo piano sarà messo in azione - dichiara Stefano Argenziano, coordinatore dei progetti sulla migrazione per Medici senza frontiere - . Simili annunci sono stati già fatti in passato dai leader dell'Unione Europea ma finora abbiamo visto solo misure volte a chiudere i percorsi di fuga delle persone, nei paesi di origine e in quelli di transito. Il risultato è che oggi per le persone è sempre più difficile fuggire dalla Libia, un Paese in cui sono a rischio e dove vengono respinti, in situazioni terribili, da parte della guardia costiera libica, addestrata dell'Ue”. Migranti e rifugiati che attraversano Ciad, Niger e Libia “affrontano numerosi pericoli da parte dei trafficanti. Queste persone hanno urgentemente bisogno di alternative reali – continua Argenziano -. La creazione delle condizioni per consentire alle persone di accedere a un'adeguata assistenza umanitaria e a procedure di asilo eque ed efficienti non si effettua da un giorno all’altro. Mentre il processo è in atto, le persone che non hanno altra scelta che fuggire devono essere in grado di farlo in modo sicuro. I leader dell'Ue devono garantire che le loro buone intenzioni non si trasformino in una trappola per le stesse persone che intendono proteggere dai trafficanti”, conclude.

Anche per il Centro Astalli il piano d’azione concordato “mira a fermare i flussi spontanei di migranti dall’Africa attraverso il Mediterraneo centrale e occidentale, secondo un modello analogo a quanto già messo in atto per interrompere gli arrivi dal Medio Oriente: collaborazione con i Paesi di origine e di transito, creazione di hotspot in Ciad e Niger, operazioni di rimpatrio per prevenire le partenze via mare, rafforzamento del controllo dei confini. La Libia, di cui si ribadisce la necessità di stabilizzazione e transizione politica, è uno snodo fondamentale per la riuscita del piano di azione”. Secondo il Centro Astalli “i diritti umani sono i grandi assenti”, la dichiarazione finale del vertice rileva infatti la “necessità di prevedere misure di reinsediamento (resettlement) per le persone intercettate che abbiano diritto alla protezione internazionale, ma l’impegno in merito a questo viene demandato ai singoli Stati, senza una quantificazione di alcun genere. Si ribadisce anche che è auspicabile che tutti gli Stati dell’Unione Europea diano un contributo adeguato alla politica comune d’asilo, evitando che responsabilità sproporzionate ricadano sui Paesi di frontiera”.

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