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"I get you", la campagna che mappa e racconta l’Europa accogliente

Lanciata dal Jesuit refugee service l’iniziativa ha mappato le iniziative locali che facilitano l’incontro tra rifugiati e cittadini: sono 315 quelle analizzate in 9 Paesi europei. In Italia sono 62 e coinvolgono soprattutto richiedenti o titolari di protezione internazionale, tra i 19 e i 25 anni

05 gennaio 2018

- BOLOGNA - “Sono arrivato a Mazara del Vallo nel 2014 dopo aver attraversato Mali, Burkina Faso, Niger e Libia. In Senegal lavoravo come saldatore, in Italia ho fatto il bagnino, il giardiniere e ho lavorato in una lavanderia. Poi un responsabile del centro di accoglienza mi ha proposto di partecipare a una campagna di scavo: io non sapevo niente di archeologia, ho cercato il significato della parola su Internet”. Arrivato in Italia come minore non accompagnato, Madia Seydi è stato accolto nello Sprar di Contrada Perino a Marsala. Oggi ha 19 anni ed è un aspirante archeologo: “Dopo questa esperienza vorrei provare a prendere la licenza media e studiare per diventare un operaio specializzato nel campo dell’archeologia. Mi dicono che sono bravo”. Shadam ha 30 anni e da tempo fa incontri nelle scuole italiane per far conoscere il suo Paese, l’Afghanistan, da cui è fuggito da ragazzino con la famiglia. Dal Pakistan all’Iran, poi in Turchia, Spagna, Shadam è arrivato in Italia dove ha iniziato le procedure per chiedere l’asilo. Le iniziative nelle scuole fanno parte del Progetto Finestre che, da 15 anni, crea occasioni di incontro tra rifugiati e studenti delle scuole superiori per abbattere pregiudizi e paure. “Faccio questi incontri per condividere con voi il mio passato, per farvi capire che dietro ognuno di noi c’è una storia, per raccontare che il mio Paese non è solo guerra e terrorismo. Sono un cuoco e un mediatore culturale, voglio far conoscere la mia cultura e le mie tradizioni”.

Le esperienze che hanno permesso a Madia di scoprire l’archeologia e a Shadam di incontrare gli studenti delle scuole sono solo 2 di quelle mappate dalla campagna “I get you”, lanciata Jesuit Refugee Service nel giugno 2016 in 9 paesi europei nell’ambito del progetto Best Practices finanziato dalla Commissione europea. Per l'Italia l'indagine è stata curata dal Centro Astalli, sede italiana del Jesuit Refugee Service. Obiettivo? Raccontare l’Europa accogliente attraverso iniziative locali che fanno incontrare cittadini e migranti.

Campagna "I get you" 1

In quasi due anni, la campagna ha mappato 315 iniziative in Italia, Germania, Malta, Belgio, Portogallo, Romania, Francia, Croazia, Spagna. Nel nostro Paese sono 62, prevalentemente al Centro e al Nord. La maggior parte ha portata locale, 7 hanno carattere nazionale, 2 operano in una dimensione regionale. In genere si tratta di progetti a budget ridotto: 41 su 62 svolgono le attività con meno di 25 mila euro all’anno. Sono 8 quelle che dichiarano un budget annuo superiore a 100 mila euro. I fondi provengono da finanziamenti privati, raccolte fondi gestite dai volontari, in 15 casi ricevono sostegno parziale o totale da fondi pubblici, soprattutto per il sistema Sprar. Il numero di beneficiari è molto variabile, la maggior parte è richiedente o titolare di protezione internazionale. Si tratta in genere di persone molto giovani, tra i 19 e i 25 anni. I Paesi più rappresentati sono Mali, Nigeria, Gambia, Pakistan, Afghanistan ed Eritrea. Nel 69% dei casi si tratta di persone arrivate in Italia da più di un anno, sono solo 4 le iniziative frequentate da migranti arrivati da meno di 6 mesi. Più del 70% dei progetti prevedono incontri quotidiani, settimanali o bisettimanali: il 24% riguarda tempo libero e attività ricreative (sport, escursioni, musica, cucina), il 22,5% è legato all’apprendimento della lingua, il 19% riguarda esperienze di convivenza in famiglia, parrocchia, istituti religiosi, appartamenti indipendenti, strutture dedicate, 7 iniziative puntano a facilitare l’inserimento lavorativo e acquisire competenze professionali. Dal report emerge che un numero significativo di iniziative è legato a progetti di accoglienza Sprar e in misura minore con i Centri di accoglienza straordinaria (Cas): alcune sono nate da collaborazioni tra ente gestore dell’accoglienza e soggetti del territorio, altre sono organizzate dal gestore grazie alla disponibilità di operatori e volontari. 

I risultati della campagna mostrano che la politica è rimasta indietro rispetto ai cittadini quando si parla di inclusione dei migranti – ha detto Jose Ignacio Garcia, direttore di Jrs Europe – È tempo che i governi europei sostengano, investano e imparino dalle iniziative della società civile che sta costruendo la strada per comunità dinamiche e di successo, in cui tutti i membri, vecchi e nuovi, hanno spazio per dare il proprio contributo”. (lp) 

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