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Addio alla scrittrice Clara Sereni, sguardo "puntuale e puntuto" sulle fragilità

Scrittrice, mamma di un ragazzo con problemi di psicosi, negli anni Novanta l’impegno diretto in politica come vicesindaco e assessore alle Politiche sociali a Perugia. Ha fondato la onlus “La città del sole”. Il ricordo di un suo intervento al seminario di Redattore sociale

27 luglio 2018

PERUGIA - Con la morte della scrittrice Clara Sereni se ne va uno sguardo severo e intelligente, una visione che non dava spazio a sconti o vie di mezzo, una parola “puntuale e puntuta” come diceva di sé con ironia. Se ne è andata ieri pomeriggio a Perugia nella struttura in cui aveva deciso di ritirarsi, ormai da qualche anno, dopo aver lasciato la casa di via Fiorenzo Di Lorenzo dove aveva vissuto dai primi anni Novanta del secolo scorso con il marito, il regista e sceneggiatore Stefano Rulli, e il loro figlio Matteo. Se ne è andata nello stile che l’ha sempre contraddistinta, con discrezione, senza rumori di sottofondo, senza annunci. Nelle settimane precedenti l’avevamo sentita via telefono, non si era soffermata sui dettagli della sua malattia, ma aveva espresso il desiderio di rivedersi per raccontarsi, per condividere. Clara era una di quelle persone con le quali anche il silenzio aveva una  funzione dirompente.

Era nata a Roma nel 1946 da una famiglia ebraica, suo padre Emilio Sereni è stato dirigente del Pci e la madre, Xenia Silberberg, antifascista e anche lei scrittrice, era di origine russa: la loro storia è raccontata in quello che forse è il capolavoro tra i bellissimi libri di Clara, Il gioco dei regni (Giunti). Scrittrice, mamma di Matteo ragazzo con problemi di psicosi, a Perugia a metà degli anni Novanta ha abbracciato anche l’impegno diretto in politica come vicesindaco e assessore alle Politiche sociali (di questa esperienza dà conto in particolare il suo Taccuino di un’ultimista edita da Feltrinelli). E a lei si deve l’aver messo in campo progetti importanti come quello per la coabitazione di ragazzi con disabilità psichica e studenti universitari fuori sede: un modello di inclusione che anche suo figlio Matteo ha potuto sperimentare con successo.

Clara Sereni era legata alla comunità di Capodarco e a Redattore Sociale da un’amicizia profonda. Aveva partecipato ai seminari annuali di formazione per giornalisti portando il suo contributo sempre provocatorio e il suo sguardo “diverso”. Così diceva a Capodarco nel 1999, ai tanti giornalisti lì riuniti, a proposito del rapporto tra scrittura e impegno sociale: “Ho cominciato a scrivere sui giornali – era editorialista dell’Unità e del Manifesto, ndr - perché ero scrittrice. Le prime volte l'ho fatto in maniera molto goffa, poi via via un po' ho imparato. La mia percezione di essere élite appartiene non all'élite giornalistica, ma a quel privilegio dato dalla scrittura che è la capacità di esprimersi e di dire le proprie idee. Un privilegio che immediatamente impegna a dare qualcosa in cambio, che si traduce automaticamente nell'attenzione alle fasce deboli. Sono riuscita a mettere in prima pagina temi che normalmente non apparivano. Che cos'è che passa sulla carta stampata e più in genere sulla comunicazione? La disgrazia, la compassione, l'immigrato che uccide l'altro immigrato e non i 503 che fanno il loro mestiere devotamente; lo psicotico che ammazza la madre e non le cooperative sociali che se ne occupano”.
Clara si definiva “una madre handicappata”: “La gente sussulta un po' e dice: ma perché? Sono una madre handicappata perché ho un figlio psicotico. Questo va dichiarato, non è una vergogna e quello che mi rende handicappata non è il destino cinico e baro che mi ha regalato un figlio così ma sono gli ostacoli che la società pone alla sua e dunque alla mia autonomia”. Più recentemente, cinque anni fa, era stata intervistata per la rivista SuperAbile Inail. 

Con Stefano Rulli e un team di professionisti tra cui pschiatri, Clara Sereni ha fondato la onlus “La città del sole” e, grazie alla disponibilità di un terreno con casali a San Venanzo, nei pressi di Todi, hanno potuto realizzare il progetto “Turismo per tutti”. Dall’esperienza ai casali è nato nel 2005 il film “Un silenzio particolare” con la regia di Rulli, presentato alla mostra del cinema di Venezia.  L'idea originaria era quella di realizzare un video che promuovesse la conoscenza dei casali della country house dove si pratica il turismo anche per chi ha disagio mentale, fisico, sensoriale.

Si era cominciato a girare nel 2001, quando ai casali si organizzò per la prima volta il Merendanzo, una merenda-pranzo di raccolta fondi per le attività della Fondazione in cui erano chiamati a raccolta amici della coppia (presenza costante quella di Nanni Moretti) e aperto a tutti. Una iniziativa nel segno dell’arte (mostre, teatro, giocoleria, musica) e dell’impegno gratuito: qualche anno dopo Clara  racchiuse in un piccolo volume, Le merendanze, il racconto dell’impegno delle tante donne che lungo tutto l’arco dell’anno lavoravano per La città del sole onlus costruendo spille originali con grossi bottoni o ricettari da vendere poi ai mercatini del Meredenzo). Utopista tenace fino all’ultimo, Clara era maestra nel far comprendere al prossimo (ai suoi lettori, alle istituzioni con cui si rapportava, ai colleghi e agli editori, a chiunque incontrava anche per caso) il valore delle differenze per l'intelletto e per la convivenza. Uno sguardo su di noi che ci mancherà. (ep)

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