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"Fermatevi e modificate il decreto sicurezza": l'appello delle associazioni

Domani, giorno previsto per l'approvazione definitiva da parte della Camera dei deputati, associazioni e sindacati organizzano un presidio in piazza Santi Apostoli a Roma. "Questo decreto che si appresta a diventare legge non promuove dignità, ma la toglie"

25 novembre 2018

BOX ROMA - "Fermatevi e cambiate il decreto sicurezza". E' questo l'appello lanciato dalle associazioni Libera, Acli, Arci, Avviso Pubblico e Legambiente e dai sindacati Cgil, Cisl e Uil che organizzano domani alle 15 un presidio in piazza Santi Apostoli a Roma. 
 
"Lunedì 26 novembre - si legge in una nota - il Decreto sicurezza arriva alla Camera dei Deputati per la sua approvazione definitiva, tramite il voto di fiducia preannunciato da parte del Governo. Venerdì scorso, in Commissione Affari costituzionali, il dibattito è stato privato dei tempi necessari per discutere gli emendamenti presentati, anche dai partiti della maggioranza, al fine di modificare il Decreto in alcuni degli aspetti che presentano quei profili di criticità, più volte sollevati sin dall'inizio e in contrasto con le garanzie dei diritti sanciti nelle Convenzioni internazionali".

"In dettaglio – scrivono le associazioni e i sindacati – destano grande preoccupazione le disposizioni relative alla protezione umanitaria e immigrazione - su cui anche il Consiglio superiore della magistratura ha rilevato aspetti di incostituzionalità – e che appaiono essere più come una risposta simbolica all'opinione pubblica che ai problemi concreti della protezione e della integrazione. Questo decreto che si appresta a diventare legge non promuove dignità, ma la toglie, ad esempio alle persone che hanno intrapreso un percorso di integrazione, lavorano in attesa del riconoscimento dello status di rifugiato e in caso di diniego perdono il lavoro e il diritto di permanere sul territorio italiano, incentivando in tal modo sfruttamento e lavoro irregolare".
 
"Preoccupano fortemente, altresì, le disposizioni relative all'ordine pubblico e sicurezza, che richiederebbero interventi di diversa natura mirati a favorire le politiche di inclusione sociale, a garantire il diritto all'abitare, alla salute e a tutti i servizi socio-sanitari per le persone in condizioni di povertà, fragilità ed emarginazione. Fino alla vendita ai privati dei beni confiscati ai mafiosi e ai corrotti, perchè, tramite aste pubbliche, anziché riutilizzarli per finalità pubbliche e sociali come prevede la legge n. 109/96, si vuole dare un messaggio culturale in direzione opposta, favorendo inevitabilmente gli acquisti attraverso prestanomi dalla faccia pulita, come già evidenziato da molti magistrati. Non possiamo permettere che le ricchezze accumulate con denaro frutto del compimento di gravi reati ritornino nelle mani di chi li ha commessi. Tutto il 'maltolto' deve diventare 'bene comune' rappresentando il segno del riscatto di un'Italia civile e responsabile, onesta e coraggiosa", conclude la nota.

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