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Paralimpiadi. Bebe Vio, a Londra a furor di popolo. Niente gare, ma il futuro è suo

SPECIALE PARALIMPIADI. La 15enne trevigiana, asso della scherma nonostante la perdita dei quattro arti per una meningite, è ancora troppo giovane per gareggiare: il suo esordio è previsto a Rio de Janeiro 2016. Intanto farà la tedofora, portando la torcia

03 agosto 2012

ROMA – “Travolgente”: così hanno definito Beatrice Vio i responsabili del Comitato paralimpico internazionale. Dovevano decidere sulle nomine degli ultimi tedofori di Londra, su quanti porteranno la torcia olimpica fino al braciere dell’Olympic Stadium durante la cerimonia di apertura, e si sono visti arrivare in pochi giorni oltre mille e-mail di persone che sostenevano la candidatura di quella che tutti chiamano “Bebe”. Di fronte a una simile mole di richieste, non hanno potuto far altro che “cedere”, e di buon grado: Beatrice va a Londra a furor di popolo. Non in pedana, lei che ama la scherma, non stavolta almeno, non ancora: per la prestazione sportiva c’è tempo e Rio de Janeiro, con l’edizione 2016, in fondo è appena dietro l’angolo. Troppo poca l’esperienza internazionale, troppo acerba ancora la sua tecnica per competere con le grandi atlete paralimpiche: ma è solo questione di tempo, perché una come lei, 15 anni di caparbietà prima ancora che di talento, ha le carte in regola per crescere, per gareggiare e – ancora giovanissima – volare fino in Brasile per la sua prima Paralimpiade da atleta. Di questa, di quella di Londra, può intanto assaporare l’odore, vivere da vicino l’atmosfera inebriante, assistendo di diritto – come tutti i tedofori – alle gare dei Giochi. Del resto l’aveva detto, a chiunque glielo chiedeva, che sarebbe andata volentieri anche a fare la porta-borracce agli azzurri della Nazionale di scherma in carrozzina, pur di respirare l’aria della Capitale britannica durante l’evento.

Beatrice ama la scherma fin da piccolissima: a cinque anni e mezzo se ne appassiona, a casa mamma Teresa e papà Ruggero la assecondano. “Ero brava ma buffa da morire – ricorda oggi –. La maschera mi stava enorme e mi ballava in testa, ma mi piaceva troppo…”. Quando frequenta la prima media, a undici anni, Beatrice si ammala: sembra un’influenza, si rivela una meningite fulminante. Passa 104 giorni in ospedale (“poco più delle leggendarie 100 giornate di Napoleone
all’Isola d’Elba”), e per salvarle la vita le devono amputare gli arti inferiori e quelli superiori. È una prova durissima per lei, per la sua famiglia, per tutti i suoi amici: “Ho sofferto tanto, è stata molto dura – dice Bebe –, ma per fortuna sono riusciti a salvarmi i gomiti e le ginocchia, così oggi con le protesi riesco a fare un sacco di cose”. Anche se in pochi ci avrebbero scommesso sopra, fra questo “sacco di cose” c’è anche la scherma: “Ho ricominciato presto a tirare in carrozzina; all’inizio non ero molto convinta, pensavo fosse un po’ ‘da disabili’, e invece è ancora meglio che in piedi: mi diverto anche di più, perché con la sedia a ruote ancorata al terreno non posso indietreggiare sulla pedana, ma solo attaccare. E a me piace molto attaccare”. Per alcuni è un “carro armato biondo”, per altri un vero e proprio turbine: non sta mai ferma e tra la fisioterapia, gli scout, la scuola, il disegno, le mille attività e hobby che la vedono impegnata da sola o con le amiche, si fa fatica a starle dietro. La sua costanza e la sua ostinazione si rivelano fondamentali nel consentire ai tecnici di migliorare e di affinare sempre più tutte le protesi che utilizza. Anche quelle che usa per tirare di scherma in piedi: “Con quelle gambe – confida – sembro una gallina impazzita, mi sento quasi Forrest Gump”. Così facendo, rafforza i muscoli: in futuro Beatrice punta a salire in pedana non solo per gareggiare in carrozzina, ma anche in piedi. Perché lei, come va ripetendo, è “una ragazza fortunata”. “Mi sono accorta di avere tanti amici e ogni giorno realizzo quanto è bello lo sport e quanto è bella la vita”.
Il profilo di Bebe Vio è pubblicato anche nel numero doppio agosto-settembre di Superabile Magazine, interamente dedicato alle Paralimpiadi.

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Tag: Paralimpiadi 2012

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