21 ottobre 2018 ore: 11:03
Famiglia

Affido condiviso, Pillon: "La mia proposta vuole invertire il trend culturale"

A Roma il convegno nazionale dell’Associazione europea dei mediatori familiari, a cui ha partecipato anche il senatore firmatario della proposta di riforma. “Abbiamo costruito un diritto di famiglia che mette l’uno contro l’altro e toglie responsabilità ai genitori, ma non può decidere un giudice solo perché le coppie litigano e non si accordano in fase di separazione”
Aula di Tribunale

ROMA - “La mediazione familiare è un termine bandito in un Paese in cui la giustizia è fondata sul conflitto”, disse qualche anno addietro Stefano Rodotà. A raccontare l’aneddoto è stato Giuseppe Spadaro, presidente del Tribunale dei Minori di Bologna, nel corso del suo intervento a Roma al Convegno nazionale dell’Aemef (Associazione europea mediatori familiari).
”In un Paese con 4.223 orfani di femminicidio – ha proseguito il magistrato – non c’è una cultura della mediazione ma del conflitto, del contenzioso in tutti gli ambiti del sistema processuale, non solo nel Diritto di famiglia, dove l’Italia ha un gap rispetto ad altri Paesi. Per questo sono pessimista e ritengo che non basterà una nuova legge per cancellare l’equivoco di fondo: la mediazione non è uno strumento deflattivo, non toglie le controversie agli avvocati, non cancella i diritti economici delle donne, ma è uno strumento stragiudiziale di risoluzione del conflitto che deve muovere nel processo con una imposizione giudiziale”.
“Se non ti preoccupi di far applicare i provvedimenti che incidono su famiglie e minori, le parti – secondo Spadaro – continueranno a configgere e ad uccidere usando i figli come strumento. Non può essere un giudice in 5 minuti (il tempo che statisticamente nel Tribunale di Roma si dedica ad ogni caso) a decidere del destino dei tuoi figli”, ha sostenuto il magistrato, che ha verificato sul campo come “gli attori del processo, dai giudici agli avvocati, non conoscano la mediazione, che invece funziona, perché per ricreare la comunicazione interrotta tra genitori conflittuali che si separano, non basta il codice, ma devo confrontarmi con altri saperi e allargare il mio campo d’azione, solo così si può diventare un giudice della famiglia e dei minori”.

Pillon: “La mia proposta inverte il trend culturale”. “Poi è la volta del senatore Simone Pillon: “Buongiorno, sono Maurizio Crozza”, si è presentato con autoironia il senatore leghista ai circa 150 convegnisti che riempivano l’aula magna della Facoltà Valdese di Teologia, tutti avvocati, mediatori familiari, assistenti sociali, psicologi e affini. Pillon ha premesso che i suoi obiettivi, con la proposta di riforma sull’Affido Condiviso presentata in Senato, sono diversi da quello che viene raccontato:
“Questa soluzione normativa che stiamo proponendo – ha sostenuto – sarà comunque insufficiente perché sono pro-life e cattolico e mi criticano perché la riforma avrebbero voluto farla loro”. Ecco perché ha ribadito che in Commissione Giustizia si arriverà “ad un testo unificato” con le altre proposte presentate sulla materia e che ascolterà tutti con le 118 audizioni già programmate.   

“Non è vero che voglio dividere, l’optimum è che la coppia rimanga insieme, ma è l’attuale contesto sociale che porta verso la disgregazione”. Non per nulla esistono 40 Associazioni di genitori separati e  varie Associazioni di Avvocati  che “dicono tutte cose diverse, ma vogliamo costruire una società unita? La mia proposta inverte il trend culturale del rito contenzioso, per questo viene strumentalizzata. Abbiamo costruito un Diritto di Famiglia che mette l’uno contro l’altro e toglie responsabilità ai genitori, ma non può decidere un giudice solo perché le coppie litigano e non si accordano in fase di separazione, e lo scopo della mediazione familiare deve restituire responsabilità ai genitori: aiutiamoli ad andare d’accordo e non lasciamoli soli: il matrimonio è un atto pubblico di fronte alla comunità”.

“La mediazione non si applica a divorzi congiunti e separazioni consensuali, in questi casi non è obbligatoria, è prevista solo per coppie conflittuali, che sono il 20%, e anche in questi casi l’obbligatorietà è prevista solo per il primo incontro i informativo“, ha aggiunto. Un passaggio applaudito, insieme alla promessa “se ci sarà una maggioranza, di modificare il testo nella parte in cui prevede l’Albo dei Mediatori familiari, recependo al suo posto la normativa Uni già esistente, che garantisce la professionalità di questa figura”.
Infatti i mediatori dell’Aemef hanno già espresso la propria contrarietà all’obbligo della mediazione, tanto che la presidente dell’Associazione professionale, Gabriella Vigliar, ha ricordato che “noi facciamo volontariato nei casi in cui ci siano coppie in difficoltà economiche e a fare questo non ci obbliga nessuna legge, lo facciamo proprio perché ci crediamo!”. E ha aggiunto che “con la legge 4/2013 sulle professioni non organizzate in ordini e collegi e con la norma U.N.I. n. 11644  dell’agosto 2016 è stata già definita la formazione dei mediatori familiari, riconosciuta dall’Ue, con più di un biennio di corso post universitario (la triennale) ed il registro delle Associazioni professionali presso il Ministero dello Sviluppo”.

Pillon è poi tornato a difendere il ddl: nelle aule “si cerca di trovare il colpevole, il padre che è scappato con la ragazza o la moglie che se ne è andata col bagnino, ma l’obiettivo –  secondo il Senatore – non è individuare il responsabile della separazione, ma fare in modo che per il minore cambi il meno possibile tra prima e dopo la separazione, per questo ho previsto che sia cancellato l’addebito della separazione ad uno dei due coniugi”,  ha detto riferendosi all’articolo 19 della sua proposta, che abroga il secondo comma dell’art. 151 del codice civile, in base al quale nelle separazioni giudiziali si prevede che il giudice possa dichiarare quale dei coniugi abbia avuto comportamenti contrari ai doveri che derivano dal matrimonio.
“Vengo aggredito dalle femministe – ha proseguito Pillon – sulla questione degli uomini violenti e sul mantenimento diretto, già previsto dall’attuale legge, ma è falso perché questo ddl non tocca le relazioni tra i coniugi e non tocca l’assegno di mantenimento: se c’è un ordine di protezione o di non avvicinamento, se c’è violenza non ci può essere l’affido condiviso, ed io parlo solo di frequentazione del coniuge violento. E se c’è una denuncia di maltrattamento, scrivo che i gravi indizi di colpevolezza vanno valutati dal giudice”.

Recuperare la figura del padre. Il senatore ha ribadito che anche il tempo equipollente di frequentazione dei genitori “non è obbligatorio e non è un’accetta che divide al 50% il tempo di permanenza coi figli in tutti i casi, perché il giudice continua ad avere una funzione importante nella decisione. Bisogna però recuperare la figura del padre, che è stato buttato fuori dal ’68, aumentando i tempi di frequentazione coi figli. E affido condiviso significa che anche il padre si deve svegliare un’ora prima per accompagnare il figlio a scuola, non che lasci tutto l’obbligo di cura alla donna, ed anche lui possa continuare, con il pernottamento o il giorno di festa, a dare il bacio della buonanotte ai figli, perché il padre e la madre sono figure diverse, ma entrambe preziose”.

L’importanza di una formazione multidisciplinare per tutti gli operatori che ruotano attorno al Diritto di Famiglia è stata affermata dai relatori che hanno preceduto l’intervento del senatore Pillon: da Monica Velletti, magistrato del Tribunale di Roma e presidente di Gemme Italia, l’Associazione europea dei magistrati per la mediazione e dall’avvocato Daria Ventura, dell’Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani. Anche il professor Michele Riondino, docente di Diritto Canonico e dei Minori alla Pontificia Università Lateranense, ne ha parlato, ed ha poi ricordato come “pur essendo l’interesse del minore al centro delle legislazioni di tutti i Paesi occidentali, nessuna è riuscita a fornire criteri oggettivi per definire l’interesse del minore e c’è una discrezionalità interpretativa ad eccezione del Regno Unito”.
Ecco perché il senatore ha concluso il suo intervento concordando: “Manca  la formazione specifica e continua di avvocati e giudici nel testo, spero di riuscire ad introdurlo, ma bisogna trovare le coperture, e se non ci saranno, intendo integrarlo successivamente”.

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