7 gennaio 2025 ore: 16:22
Salute

Sanità, emergenza aggressioni a medici, infermieri e professionisti sanitari

Negli ultimi 5 anni aumento del 38%, con il 42% dei professionisti che dichiara di aver subito almeno un’aggressione fisica o psicologica. Le vittime numero 1 sono le donne, con le infermiere con il 76% delle aggressioni subite. Foad Aodi: “Il 2025 è iniziato in modo drammatico”
Sanità, nuovi lea - SITO NUOVO

ROMA – “La violenza contro medici, infermieri e operatori sanitari è un’emergenza nazionale e sociale che necessita di risposte immediate”. Esordisce così Foad Aodi, presidente di Amsi (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia), Umem (Unione Medica Euromediterranea) e Movimento Internazionale Uniti per Unire. Alla luce dei quattro gravi episodi avvenuti in poche ore tra Napoli e Roma, Aodi lancia l’ennesimo appello alle istituzioni e alla collettività: “Serve un piano straordinario per ripristinare la fiducia tra cittadini e operatori sanitari, garantendo la sicurezza di chi è in prima linea per la salute pubblica.” Le cronache recenti raccontano un’escalation preoccupante. A Napoli, in due ospedali distinti, un’infermiera è stata colpita con un calcio al petto e una dottoressa è stata aggredita da una parente di un paziente. Nel Lazio, al Pertini di Roma, una donna ha preso a calci e pugni il personale sanitario. Episodi come questi non sono casi isolati, si legge in una nota

Le proposte di Amsi e Uniti per Unire: una risposta articolata e urgente

“La carenza di personale, le lunghe attese e la pressione sugli ospedali creano un terreno fertile per la tensione e la violenza – spiega Aodi –. Ma è anche una questione di percezione: il rapporto di fiducia tra i cittadini e il sistema sanitario si è indebolito, e questo si riflette in comportamenti aggressivi che non possiamo accettare.” Per affrontare questa crisi, Amsi, Umem e Uniti per Unire avanzano una serie di proposte concrete: posti di polizia maggiormente radicati presso i pronto soccorso e aree di emergenza; rafforzare l’immagine dei professionisti sanitari attraverso campagne di comunicazione che valorizzino il loro ruolo cruciale per la società; investire nella sanità territoriale per ridurre il carico dei pronto soccorsi, potenziando i servizi di assistenza primaria e le strutture intermedie; aumentare il personale sanitario, assumendo nuovi medici, infermieri e specializzandi, e migliorando le condizioni lavorative; formare il personale e i cittadini alla prevenzione e al dialogo, attraverso percorsi di sensibilizzazione e mediatori culturali dove necessario; rendere più sicure le strutture sanitarie, con sistemi di sorveglianza adeguati e procedure che prevengano situazioni di rischio.

“Non possiamo lasciare soli i nostri operatori sanitari – continua Aodi, docente all’Università di Tor Vergata e 4 volte Consigliere dell’Ordine dei Medici di Roma e Membro registro esperti Fnomceo –. La sicurezza di chi si dedica alla salute pubblica non può essere una variabile trascurata. Gli episodi di Napoli e Roma sono solo la punta dell’iceberg di una situazione che richiede interventi a livello organizzativo, legislativo e culturale. Facciamo pertanto appello alle istituzioni, alle regioni e alla collettività perché si agisca subito per mettere fine a questa spirale di violenza”, conclude. Per questo le tre organizzazioni chiedono un tavolo nazionale per affrontare il problema in modo sistematico e promuovono un’alleanza tra istituzioni, cittadini e professionisti per ricostruire un rapporto di fiducia e garantire la sicurezza della sanità italiana.

I numeri secondo Amsi

Secondo l'Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, le aggressioni contro i professionisti sanitari sono aumentate in media del 38% negli ultimi cinque anni, con il 42% dei professionisti che dichiara di aver subito almeno un'aggressione fisica o psicologica. Italia ai primissimi posti in Europa e nel mondo per violenze contro i professionisti sanitari nell’ambito dei paesi sviluppati. Solo nell’ultimo anno, nel 2024, secondo le indagini di Amsi, le aggressioni contro i professionisti sanitari sono aumentate del 33%, in Europa del 32% e nel mondo del 39%. Nei paesi economicamente più deboli le aggressioni ai professionisti sanitari superano il 70%, fino a toccare il 90% nei luoghi di guerra. Le donne sono le vittime numero uno: al primo posto ci sono le infermiere con il 76% delle aggressioni subite. Il reparto dove avviene la maggior parte delle aggressioni è il pronto soccorso, al secondo posto ci sono i reparti psichiatrici. 1 caso su 5 di aggressioni avviene da soggetti in stato di alterazione psichica, causato da patologie, droga o alcol. Ai primi posti tra le ragioni delle aggressioni c'è il sovraccarico dei reparti di emergenza-urgenza, con la crisi della sanità territoriale e la carenza di personale che genera lunghissimi tempi di attesa da parte dei pazienti. Le aggressioni contro i professionisti sanitari sono tra le prime ragione della fuga all’estero di medici e infermieri con la medicina difensiva e la stanchezza dei professionisti della sanità. Il 92% dei professionisti sanitari italiani si dichiara insoddisfatto di come la politica gestisce la sicurezza del personale ospedaliero.

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