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22 agosto 2014 ore: 10:30
Salute

"Il giocatore", la dipendenza da slot entra a teatro

Scritto da Marco Martinelli che ne cura anche la regia, debutta il 12 settembre al Lirico Sperimentale di Spoleto e racconta il “dialogo dalla fossa” di un uomo rovinato dalle slot machine. “In quel tunnel ogni legame è reciso, resta solo il brivido di stare davanti alla sorte”
Marco Martinelli e Ermanna Montanari fondatori del teatro delle Albe

Marco Martinelli e Ermanna Montanari fondatori del teatro delle Albe

ROMA - “Ma cosa vuoi mai, Ma di cosa ti lamenti, L’abisso ha sempre fame (…), Di me dicono, Sentenziano, Che sono uno sfigato (...), E con questo chiudono il discorso (…), Uno che si rovina da solo (…), Loro non lo sanno, ma io, Io la testa ce l’ho, Il sale in zucca ce l’ho, io, Il problema è l’Altro, Quello là dentro, là in basso, Quello che c’ha sempre fame (…), E’ come un fosso senza fondo, Una buca, Una fossaccia, Una bocca sdentata che grida, Quei fossi che van per la campagna, Sembrano niente, e invece, Ci cadi dentro, scivoli, Cosa sarà mai, L’acqua ti arriva alle ginocchia, Cosa sarà mai, E invece, Quel fosso non ha fondo, E se ci caschi dentro… Non ne esci più (…) E un bel giorno Mi sono incantato Davanti a una slot Mi sono incantato Quelle lucine quei suoni quei tatatrac, Mi sono incantato Che prima le snobbavo (…), La mia amica, Era tutta per me, Davanti alla macchinetta, Solo io, Io basta, Il re del mondo, Giornate intere”. E’ un soliloquio dalla fossa quello che il 12 settembre 2014 (ore 20.30, con repliche il 13 sera e il 14 pomeriggio), su musica di Cristian Carrara, debutterà a Spoleto in apertura della 68ma Stagione del Teatro Lirico Sperimentale: prima esecuzione assoluta di “Il giocatore”, scritto da Marco Martinelli su uno dei temi che più attanaglia, nella società attuale italiana, le vite di molti e le coscienze di ancora troppo pochi: la dipendenza da gioco d’azzardo. Legata a questo testo, Martinelli porta in scena anche la “Canzone dei luoghi comuni”, in un dittico contemporaneo che racconta, in due movimenti, due realtà dai confini labili, la solitudine e la condivisione, due ante di uno stesso armadio, due specchi che si riflettono l’uno nell’altro.

"Il giocatore" - Un momento delle prove

Il dittico è stato commissionato a Martinelli - fondatore con Ermanna Montanari del Teatro delle Albe di Ravenna e di recente insignito del premio Ubu, il massimo riconoscimento teatrale italiano, per la drammaturgia dello spettacolo “Pantani” – dall’istituzione lirica umbra nell’ambito del progetto pluriennale “Opera nova” che punta a stimolare nuove produzioni su temi attuali. Il risultato è un’opera in musica che coniuga  contemporaneità e tradizione.

Della genesi di questo lavoro parliamo con l’autore e regista una mattina a Spoleto, nella hall dell’albergo che lo ospita prima di affrontare, con il resto della compagnia, una giornata di prove. “Il dittico nasce da due opposti – dice Martinelli -. ‘Il giocatore’ racconta il tunnel dove ogni legame è reciso, resta solo il brivido di stare davanti alla sorte: la macchinetta, la slot, diventa un simbolo, cancella la vita e diventa la vita. Il giocatore sta morendo in un fossato della campagna romagnola. Due demoni, che si rivelano gli strozzini, lo hanno denudato e buttato nella fossa dove lui è morente”. Nella parte del giocatore Alessandro Argnani coadiuvato per la parte tecnica da Luca Fagioli “Fagio”, e con lui in scena due cantanti selezionati dal Concorso internazionale del Lirico sperimentale.

Marco Martinelli e Ermanna Montanari fondatori del teatro delle Albe

Il secondo movimento, “Canzone dei luoghi comuni” racconta il luogo “in” comune, ciò che si condivide, è un inno a ciò che vivifica gli uomini: “I luoghi comuni sono il regno dei molti, il regno dell'io con te (...), I luoghi comuni non sono mai stupidi, no, per quanto lo si dica a destra e a manca (...) e soprattutto i luoghi comuni non sono mai orfani, Nei luoghi comuni ci sono madri e padri, E figli e pulcini (...) I luoghi comuni sono il regno dell’ascolto, quell'arte così coraggiosa, e sacra, l'arte per cui le orecchie non sono mai grandi abbastanza”. Insieme a Ermanna Montanari vanno in scena il coro di voci bianche e i cantanti solisti. “La Canzone racconta la possibilità di luce, l’essere in relazione con gli altri in modo positivo” spiega Martinelli. L’opposto del gorgo di buio e solitudine dell’azzardo.

Quando Michelangelo Zurletti, direttore artistico del Tls, ha commissionato l’opera, per capire da vicino il problema del gioco d’azzardo patologico Martinelli ha conosciuto e frequentato associazioni e giocatori, ascoltato i loro stati d’animo, la loro ossessione. Ma può il teatro funzionare da leva per il cambiamento sociale? “Il teatro ha perso la sua natura profonda di essere specchio per la società, è stato ridotto a specchio ustorio, o più spesso ridotto a tanti specchietti, a intrattenimento: in una società fondata sul passatempo, il tempo non lo viviamo ma lo passiamo. Invece il teatro ci riporta alla nostra natura profonda, dove l’anima s’interroga, dove sono ‘i desideri infiniti della mente’ di cui parlava Santa Teresa D’Avila. Quando si riesce a incontrare il pubblico, si sente la risposta. Ad esempio, stiamo girando l’Italia con un testo di tre ore e mezza su Marco Pantani, e la risposta del pubblico è forte”. (Elisabetta Proietti) 

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