23 giugno 2016 ore: 14:18
Immigrazione

Rifugiati, Mangano (#Filierasporca): spostare attenzione dal caporalato alla filiera

Il giornalista e ricercatore per l'inchiesta su "trasparenza di filiera e responsabilita' sociale delle aziende": non lanciamo accuse contro le multinazionali del succo, ma ci è rimasto il dubbio che nell'aranciata che stiamo bevendo ci sia il lavoro schiavistico dei rifugiati
Migranti. Caporalato. campo di pomodori

Roma - Che per raccogliere delle arance si rischi la vita e' un paradosso. Lo ha sottolineato oggi Antonello Mangano, giornalista e ricercatore per l'inchiesta #FilieraSporca, secondo rapporto su "trasparenza di filiera e responsabilita' sociale delle aziende". Mangano ha ricordato che nello scorso anno sono morti almeno 10 operai agricoli, anche italiani: chi per il calore e la fatica, chi sotto colpi di arma da fuoco come nel caso di Sekine Traore, ucciso a Rosarno poche settimane fa. Mangano ha sottolineato anche come la situazione del Cara di Mineo sia paradossale perche' la struttura, da cui ogni giorno escono circa mille ragazzi per lavorare come braccianti a poco piu' di un euro l'ora, "e' stata inaugurata dal Ministro dell'Interno della Lega (Roberto Maroni ndr), ed e' sotto il controllo degli organismi dello stato italiano: e' una forma di sequestro di massa dei rifugiati".

"Non lanciamo accuse contro le multinazionali del succo, ma ci e' rimasto il dubbio che nell'aranciata che stiamo bevendo ci sia il lavoro schiavistico dei rifugiati - dichiara ancora Mangano - se questo dubbio non viene sciolto la prossima volta che un'associazione del Nord Europa lancera' la proposta di boicottare un prodotto italiano perche' non siamo riusciti a garantirne la trasparenza, bisognera' darle ragione". E all'agenzia Dire Mangano ribadisce la volonta' di "spostare l'attenzione dal caporalato alla filiera". "Il caporalato- dice- e' uno dei pezzi che compongono questa filiera malata, ma non e' sicuramente l'unico". (DIRE)

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