27 gennaio 2021 ore: 10:00
Società

Da Dante a Rodari: il “Teatro delivery” a Milano arriva a domicilio

di Alice Facchini
Il menu prevede il “Pacchetto famose ‘na risata”, qualche cantico dantesco, il riadattamento de “La Locandiera” di Goldoni e il “Rodari Remix”: è il nuovo progetto delle attrici Marica Mastromarino e Roberta Paolini, che nel capoluogo lombardo portano gli spettacoli nei cortili dei condomini, negli atri e nei giardini pubblici. “Il teatro è necessario"

MILANO – C’è il “Pacchetto famose ‘na risata”, oppure qualche “assaggio” dall’Inferno di Dante, il riadattamento de La Locandiera di Goldoni e il “Rodari Remix”, oppure un testo a proprio piacimento su ordinazione. È il menu del Teatro delivery di Milano, il nuovo progetto di “consegna a domicilio” di spettacoli teatrali, nato a dicembre nel capoluogo lombardo dalle attrici Marica Mastromarino e Roberta Paolini. L’iniziativa è una delle 31 Usca, che in questo caso sta per “Unità Speciali di Continuità Artistica”, nate su tutto il territorio italiano per portare la recitazione nei cortili dei condomini, negli atri, nei giardini pubblici o in qualsiasi luogo in cui sia possibile realizzare performance in sicurezza per attori e pubblico.

“In questi mesi, il nostro Teatro delivery è arrivato un po’ ovunque: abbiamo recitato anche a piazza Affari, al parco delle Cave, per famiglie o per gruppetti di amici, l’importante è non essere più di 6 o 7 persone – spiega Roberta Paolini –. Per mettere in piedi il progetto siamo partite dal nostro repertorio: io avevo pronto uno spettacolo dedicato alle donne, mentre Marica stava lavorando sull’Inferno di Dante. Così sono nati il menu rosso, il mio, e il menu bianco di Marica. E poi abbiamo creato nuovi menu speciali, quelli che facciamo insieme: il primo è La fame dello Zanni di Dario Fo e Franca Rame, mentre il Rodari Remix è nato in occasione del centenario dalla nascita dell’autore”.

Roberta e Marica si sono conosciute durante la pandemia: facevano entrambe parte del coordinamento Spettacolo Lombardia, che da maggio dell’anno scorso riunisce tutti i lavoratori dello spettacolo per chiedere maggiori tutele. E poi erano volontarie all’interno della brigata Franca Rame, una delle brigate che si è attivata nel primo lockdown per supportare le persone e le famiglie in difficoltà. “Ci occupavamo di raccogliere e consegnare pacchi alimentari – racconta Paolini –. Tra di noi c’erano anche cinque attori: in quel deserto che era la fase uno, insieme al cibo abbiamo iniziato così a portare anche brevi pillole teatrali. È lì che è partito il primo embrione di teatro delivery”. Ma poi è stato solo a dicembre che le due attrici hanno avviato ufficialmente il progetto, in risposta alla chiamata dell’attore leccese Ippolito Chiarello, che ha lanciato l’idea del Teatro a domicilio, coinvolgendo altri colleghi in tutta Italia per fondare nelle proprie città altre Unità Speciali di Continuità Artistica.

“È stata la nostra risposta alla forte crisi che sta investendo i lavoratori dello spettacolo – continua Paolini –. All’inizio non sapevamo come sarebbe andata, anche perché questi mesi di chiusura dei teatri, dei cinema, dei musei, sono passati abbastanza sotto silenzio: non ci sono state particolari proteste, e siamo arrivate a chiederci se davvero il nostro lavoro non fosse così indispensabile. Invece, appena siamo partite, già dalle prime telefonate abbiamo capito che non era così: ci sono persone che ci hanno telefonato raccontando quando mancasse loro il teatro, quanto fosse bella l’iniziativa, famiglie abituate a portare i bambini tutte le settimane a teatro, commosse di poter vedere di nuovo uno spettacolo. I nostri prezzi sono popolari: volevamo che il teatro arrivasse al maggior numero di persone possibile, anche a chi in teatro non ci andava, per avvicinare le persone a un mondo nuovo”.

Roberta e Marica hanno lavorato in ogni tipo di condizione: sotto la pioggia, con la neve, disturbate dal rumore delle auto o del treno, con i passanti che camminavano vicino. “Il bello però è che non importa dove ti trovi, alla fine basta l’interazione tra il pubblico e l’attore per ricreare la magia del teatro – conclude Paolini –. Non è solo un modo per tornare a lavorare, ma per lanciare un messaggio: il teatro va fatto dal vivo, c’è bisogno di vedere negli occhi gli spettatori, ascoltare il loro respiro. E soprattutto, il teatro è indispensabile, necessario tanto quanto il cibo trasportato dai rider, e non si può fermare. Con questa iniziativa, noi portiamo cibo per l’anima”.

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