29 novembre 2016 ore: 14:39
Immigrazione

Dai campi profughi alla Commissione Ue: le richieste dei siriani arrivano a Bruxelles

Stop a bombe, armi, assedi. Sì a zone e canali umanitari, soccorsi e aiuti, senza però fermarsi alle parole. Operazione Colomba, il Corpo nonviolento di Pace della Comunità Papa Giovanni XXIII, ha portato in Europa le richieste dei profughi siriani che da anni vivono nei campi libanesi
Siria. Rifugiati che scappano

ROMA - Creazione di zone umanitarie neutrali e possibilità di presenza ai negoziati per la pace di Ginevra dei rappresentanti civili siriani. Sono queste due delle richieste che i siriani ospitati nel campo di Tel Abbas, nel nord del Libano, a 5 chilometri dalla Siria, hanno avanzato – tramite la delegazione di Operazione Colomba, il Corpo nonviolento di Pace della Comunità Papa Giovanni XXIII – a Frans Timmermans, vicepresidente della Commissione europea. “Viviamo in quei campi da tre anni e mezzo – racconta Alberto Capannini di Operazione Colomba –. Qui i siriani scappati da Homs non vogliono essere chiamati profughi, ma semplicemente esseri umani. Esseri umani che vogliono esistere e dire la loro sul loro Paese. Che non possono vivere in Libano, che nessuno degli Stati limitrofi vuole. Esseri umani che muoiono sotto le bombe russe, per i quali gli Stati Uniti non hanno mai preso una posizione. Hanno solo l’Europa come interlocutore: se non li ascoltiamo noi, a loro non resta nessuno”.

“Nel nostro Paese ci sono centinaia di gruppi militari che, con la sola legittimità data loro dall’uso della violenza e dal potere di uccidere, ci hanno cacciato dalle nostre case. Ai tavoli delle trattative siedono solo coloro che hanno interessi economici e politici sulla Siria. A noi, vere vittime delle guerre e veri amanti della Siria, l’unico diritto che è lasciato è quello di scegliere come morire in silenzio”. La lettera aperta alla Commissione europea inizia così, seguita da una manciata di richieste puntuali. In primis, la creazione di zone umanitarie in Siria, ovvero di territori che scelgono la neutralità rispetto al conflitto, sottoposti a protezioni internazionale, in cui non abbiano accesso attori armati, sul modello della Comunità di Pace di San José di Apartadò, in Colombia. I siriani in Libano chiedono anche siano aperti canali umanitari per portare in sicurezza i civili in pericolo fino alla fine della guerra e che, in quel momento, tutti i rifugiati tornino a vivere in pace e sicurezza nella loro patria.

Nella missiva chiedono che si fermino la guerra, i bombardamenti e che si blocchi il rifornimento di armi. Che i civili che ancora abitano le città assediate siano portati in salvo. Che le vittime e i soccorritori siano assistiti, “che si combatta ogni forma di terrorismo ed estremismo, ma che questo smetta di essere, com’è ora, un massacro di civili innocenti e disarmati”. Che ai negoziati di Ginevra siano rappresentati i civili che hanno rifiutato la guerra, “non coloro che stanno distruggendo la Siria”. Infine, chiedono la creazione di un governo di consenso nazionale che rappresenti tutti i siriani nelle loro diversità e ne rispetti la dignità e i diritti: “Vogliamo che sia fatta verità e giustizia sui responsabili di questi massacri, distruzioni e della fuga di milioni profughi, e lasciato spazio a chi vuole ricostruire”.

Timmermans si è dichiarato completamente disponibile: “Sono fiero di voi – ha detto a Bruxelles – e darò tutto l'appoggio possibile per inserire le vostre proposte nel progetto di pace che stiamo costruendo con il presidente Junker: sosterrò la creazione di zone umanitarie in Siria e supporterò i corpi civili di pace”. Capannini sottolinea come Timmermans abbia particolarmente apprezzato la concretezza delle proposte: “Nessuno sa leggere la situazione in Siria, e dall’Europa arrivano solo o belle parole o muri. L’Europa rischia di affondare: senza vere proposte politiche la violenza occuperà tutto lo spazio lasciato libero dal silenzio”. (Ambra Notari)

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