28 maggio 2015 ore: 11:27
Immigrazione

Agenda Ue, Migrantes: “Discriminatorio trasferire solo eritrei e siriani"

L'analisi di monsignor Perego: "Speriamo in un ripensamento dell’Europa e in una forte decisione mirata alla riforma del regolamento di Dublino, che finora non ha saputo affrontare in chiave europea la situazione degli sbarchi”
Rifugiati, profughi eritrei in fila

Roma - Le quote previste dal piano europeo per l’accoglienza dei migranti non affrontano ancora il problema “in maniera condivisa e risolutiva”, mentre la scelta di trasferire soprattutto eritrei e siriani è “discriminatoria”. È auspicabile quindi “un ripensamento dell’Europa e una riforma del Regolamento di Dublino”. E’ quanto afferma mons Gian Carlo Perego, direttore della Fondazione Migrantes, commentando il piano Ue per affrontare l’emergenza immigrazione sulle coste del Mediterraneo. "La proposta - che prevede tra l’altro la distribuzione di 40 mila migranti tra i Paesi dell’Unione - diventerà definitiva durante la riunione del Consiglio dei ministri degli interni Ue il 15-16 giugno. Nel mondo dell’associazionismo, osserva, “c’è unanime scontento e preoccupazione per la proposta”. “L’Europa - rileva monsignor Perego - non ha ancora intenzione di rivedere il trattato di Dublino 3 e quindi di affrontare in maniera complessiva la questione dei richiedenti asilo e di coloro che attraversano il Mediterraneo”. Il direttore di Migrantes giudica “positiva” l’estensione delle operazioni di controllo e salvataggio dalle 30 miglia attuali alle 138 miglia dalle coste italiane. Al contrario, la scelta di eritrei e siriani da ricollocare in altri Paesi “è discriminante nei confronti dei richiedenti asilo, non è nella linea della storia giuridica del diritto di asilo” e riguarda solo “il 30% dei richiedenti asilo che arrivano sulle coste del Mediterraneo”.

Ma, soprattutto, la quota del ricollocamento di 40 mila, di cui 24 mila partirebbero dall’Italia, “non riguarda gli 85 mila già presenti nelle nostre strutture, quindi non risolve il problema attuale ma lo rimanda nei prossimi due anni, senza conoscere quale sarà il flusso di persone previsto e senza prevedere che potrebbero cambiare le rotte, anche via terra”. “Sappiamo già che oltre 50 mila persone hanno attraversato il confine tra Turchia e Grecia - fa notare monsignor Perego -. Questo rimetterebbe in discussione il piano attuale. Ci auguriamo che a metà giugno ci sia una riflessione più complessiva e si arrivi alla revisione del regolamento di Dublino, che è l’aspetto prioritario”. Da parte sua l’Italia dovrebbe prevedere “in maniera forte e decisa un piano di accoglienza in tutte le regioni per almeno 100 mila persone”, da utilizzare anche in ogni altra evenienza, “sia di carattere ambientale sia sociale”. “Speriamo in un ripensamento dell’Europa - conclude - e in una forte decisione mirata alla riforma del regolamento di Dublino, che finora non ha saputo affrontare in chiave europea la situazione degli sbarchi”.

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